Il dandy solo conosce la noia.
La donna non può, perché non pensa.
(Baudelaire)
Mercoledì a mezzogiorno in questa verdeggiante cittadina, mentre muovevo alla volta di casa per far tacer lo stomaco e rilassare i sensi, mi sono imbattuto in uno strano individuo barbuto che, seduto su una panchina, blaterava solitario ad alta voce.
L'aria era calma, la strada quasi desolata, si vedevano appena due o tre viandanti.
Mi trovo a passare a un metro da lui.
"Viviamo nei campi di concentramento di Hitler! I campi di concentramento di Hitler erano così! Erano questi!".
Tediato da questo suo inutile farfugliare, fui tentato a rispondergli sorridente "Evidentemente aveva ragione! Era un pioniere!".
Poi però ci pensai per qualche attimo.
Pensai alla mia triste routine quotidiana, triste quanto quella di milioni di altre persone.
Pensai all'inesistenza di alternative.
Pensai agli orari non modificabili ai quali sono soggetto.
Passando d'avanti alla superficie specchiata di un portone, mi accorsi di avere un'espressione ansiosa.
La mutai velocemente ed ecco che qualcosa mi fu chiaro.
On ne echappe pas à la machine!
Siamo in una immensa catena di montaggio alla quale non c'è modo di sottrarsi.
Nessuno si pone più questo problema. Tutti cercano lavoro.
Un lavoro che non ci compete, CHE NON E' L'UOMO!
Non che l'uomo sia tutta questa bellezza, ma almeno capiamo cosa è altro da noi.
Vogliono sentirsi "super-impegnati". Credono che questa inumana condizione li faccia stare bene.
Di certo hanno l'impressione di essere migliori di coloro che, per un motivo o per un altro, sono meno impegnati.
La mia attuale compagna passa 11 ore della sua inutile giornata lavorando senza sosta, bevendo solo un caffè a pranzo.Nelle ore che le restano...dorme.
Così ammazza il tempo.
Ma la realtà inconfessabile è che il tempo la sta ammazzando ogni giorno di più.
Lei però non se ne avvede. O non le interessa.
Non pensa.
Tante come lei.
Tutte.
venerdì 30 marzo 2012
venerdì 16 marzo 2012
Sangue estinto
Noi siamo uomini d'oggi.
Siamo soli.
Non abbiamo più dei. Non abbiamo più idee.
Non crediamo né a Gesù Cristo né a Marx.
Bisogna che immediatamente, subito, in questo stesso attimo,
costruiamo la torre della nostra disperazione e del nostro orgoglio.
Con il sudore ed il sangue di tutte le classi dobbiamo, costruire una patria come non si è mai vista;
compatta come un blocco d'acciaio, come una calamita.
Tutta la limatura d'Europa vi si aggregherà, per amore o per forza.
E allora davanti al blocco della nostra Europa,
l'Asia, l'America e l'Africa diventeranno polvere.
Pierre Drieu La Rochelle, poco prima di suicidarsi, il 16 Marzo 1945
lunedì 12 marzo 2012
L'asse del bene all'opera...
Ansa 12/03/2012
Un soldato americano ha improvvisamente aperto il fuoco ieri all'alba contro quattro abitazioni in un villaggio della provincia meridionale afghana di Kandahar, causando la morte di almeno 17 persone, tra cui donne e bambini secondo fonti locali, prima di consegnarsi ed essere arrestato da militari della Forza internazionale di assistenza alla sicurezza (Isaf).
Il militare, che soffriva di un esaurimento nervoso e la cui identità non è stata resa nota, ha lasciato la base nelle prime ore del mattino e ha aperto il fuoco contro tre abitazioni nel villaggio di Alkozai. Dopo la sparatoria, il soldato si è costituito alle autorità americane.
Non si conoscono ancora le ragioni del gesto raccontato alla stampa da Hajji Agha Lalai, membro per il distretto di Panjwae nel consiglio provinciale di Kandahar, che ha detto di esserne venuto a conoscenza da alcuni testimoni oculari. Nel distretto di Panjwae si trova una base dell'Isaf e in un comunicato a Kabul in cui dà notizia dell'arresto del militare, la Forza internazionale sottolinea che "si è trattato di un episodio che genera un profondo rammarico e che ci spinge a presentare le nostre condoglianze ai famigliari e agli amici delle vittime".
Da parte sua il governatore di Kandahar, Toryalay Weesa, ha detto che il soldato "é fuggito dalla base americana ieri sera" e che "stamani ha aperto il fuoco su un gruppo di civili causando 16 “morti", che sono però almeno 17 secondo Lalai. Nel comunicato dell'Isaf si dice infine che le autorità americane e afghane condurranno insieme "una approfondita inchiesta" sulla strage. Secondo il portavoce dei talebani, Qari Mohammad Yusuf Ahmadi, si sarebbe trattato invece di un vero attacco, e non di un gesto isolato. Ahmadi ha detto che non uno, ma più soldati "hanno attaccato numerose case del villaggio di Balambi" e "secondo testimoni vi sarebbero una cinquantina di cadaveri", fra cui undici appartengono alla famiglia di Mohammad Wazir", uno degli anziani del villaggio.
La strage si è verificata in un momento molto delicato in Afghanistan, dopo le forti tensioni conseguenti alla vicenda dei corani bruciati da militari Usa il mese scorso in una base americana. Il mese scorso, sono morti una trentina di afghani oltre a sei soldati statunitensi.
lunedì 5 marzo 2012
L'Italia di Dalla
Non posso che condividere questa profonda considerazione di Gabriele Adinolfi.
Viaggio in un individualismo ombelicale che veste di veli la propria viltà
L’Italia che non piange mai i suoi morti in mimetica, le sue vittime sul lavoro e i suoi suicidi per la crisi.
L’Italia che non piange se stessa per le continue abdicazioni morali, per i disastri sociali cui si sottopone per ordine altrui.
L’Italia che non batte ciglio per le capitolazioni finanziarie, economiche ed energetiche che si susseguono giorno dopo giorno.
L’Italia che fu così cinica negli anni di piombo e che già mostra il medesimo cinismo ora che del revival di quegli anni sembra sul punto di fare le prove generali.
L’Italia oggi piange Lucio Dalla più di quanto pianse le vittime del terremoto aquilano.
Perché? Per un estesissimo egoismo ombelicale. E‘ innegabile che Dalla abbia scritto e cantato belle canzoni e che tutti le abbiano ascoltate e canticchiate, anche interiorizzate, ragion per cui ognuno si sente più colpito per la sua morte di quanto lo sia per quella di un uomo esemplare o di una vittima innocente. Le canzonette fanno parte della vita di ognuno, mentre la grandezza e la tragedia fanno paura e vengono esorcizzate dai più.
E questo lo sapevamo e lo accettiamo, così come accettiamo ogni piccolezza ineluttabile.
Meno accettabile è però la beatificazione del bolognese presentato ovunque come una persona straordinaria“. Sostenere un individuo che ha fatto del lerciume estetico uno stile di vita lascia alquanto perplessi. L’iter poi è quello di un personaggio il cui impegno "sociale“ e "politico“ è stato contrassegnato da una presunta giovanilissima adesione missina cui ha fatto seguito una documentata scelta comunista, ma senza rischi, senza impegni, senza assalti a palazzi d’inverno, senza salti nel buio, senza sacrifici durante i sogni/deliri collettivi. Una scelta mai rivoluzionaria ma piccista. Piccista "di destra“ ovvero: ordine e morale (per gli altri), conclusasi con una conversione religiosa. Anche questa è cosa comune e la gente mediocre non può che condividerla. Mangiapreti da giovani si diventa baciapile da vecchi sperando che ci scappi la vita eterna che fino a che il fisico era forte si negava. Più standard di così...
Insomma la grande commedia lacrimosa che si svolge intorno alla figura beatificata del compositore di testi e note è più dovuta alla piccolezza estrema della figura, esaltata proprio in quanto piccola, che non ai suoi dati salienti. La contraddizione dalliana di un’anima femminile racchiusa in un macismo peloso è sfociata in note e pensieri di genere assai particolare.
Ma non è questo che emoziona o sconcerta, che attira o repelle le folle; qualunque di queste reazioni avrebbe un senso e una dignità. Esse invece piangono Dalla e lo seppelliscono con una partecipazione totemica perché la sua continua scelta di campo comoda, tranquilla, costantemente dalla parte del più forte, accompagnata sempre da espressioni sentimentali che la nobilitano in superficie senza mai modificarne l’essenza, è esattamente quello che gli italiani oggi vogliono per se stessi.
Vogliono essere gregge, vogliono essere vili e vogliono mascherare la loro codardia esistenziale, sociale, politica, con l’ausilio di qualche sentimento contrastante, espresso, condiviso, proclamato, ma sempre innocuo e di facciata e puntualmente messo in naftalina. Allora si capisce perché ritengano Dalla una figura esemplare: in questo senso lo è stato.
Non per questo non lo si può perdonare con magnanimità, ma è il suo esser modello inconsapevole, è la formina per i disegni sulla propria sabbia (non potrebbe avere che un fondale instabile) che la collettività ha tratto da lui a fare ribrezzo.
E così oggi l’Italia vigliacca che si nobilita vestendosi pirandellianamente di veli è commossa e unita perché di fatto seppellisce se stessa.
Purtroppo è solo una cerimonia esibizionistica perché sotto terra ci resterà soltanto Dalla e gli altri continueranno a vivere esattamente come faceva lui. Ingannandosi di nobilitare un vegetare degenerescente e ingannando gli altri, che non chiedono di meglio che di essere ingannati, sul proprio essere e sulla propria natura.
Dona eis requiem!
L’Italia che non piange mai i suoi morti in mimetica, le sue vittime sul lavoro e i suoi suicidi per la crisi.
L’Italia che non piange se stessa per le continue abdicazioni morali, per i disastri sociali cui si sottopone per ordine altrui.
L’Italia che non batte ciglio per le capitolazioni finanziarie, economiche ed energetiche che si susseguono giorno dopo giorno.
L’Italia che fu così cinica negli anni di piombo e che già mostra il medesimo cinismo ora che del revival di quegli anni sembra sul punto di fare le prove generali.
L’Italia oggi piange Lucio Dalla più di quanto pianse le vittime del terremoto aquilano.
Perché? Per un estesissimo egoismo ombelicale. E‘ innegabile che Dalla abbia scritto e cantato belle canzoni e che tutti le abbiano ascoltate e canticchiate, anche interiorizzate, ragion per cui ognuno si sente più colpito per la sua morte di quanto lo sia per quella di un uomo esemplare o di una vittima innocente. Le canzonette fanno parte della vita di ognuno, mentre la grandezza e la tragedia fanno paura e vengono esorcizzate dai più.
E questo lo sapevamo e lo accettiamo, così come accettiamo ogni piccolezza ineluttabile.
Meno accettabile è però la beatificazione del bolognese presentato ovunque come una persona straordinaria“. Sostenere un individuo che ha fatto del lerciume estetico uno stile di vita lascia alquanto perplessi. L’iter poi è quello di un personaggio il cui impegno "sociale“ e "politico“ è stato contrassegnato da una presunta giovanilissima adesione missina cui ha fatto seguito una documentata scelta comunista, ma senza rischi, senza impegni, senza assalti a palazzi d’inverno, senza salti nel buio, senza sacrifici durante i sogni/deliri collettivi. Una scelta mai rivoluzionaria ma piccista. Piccista "di destra“ ovvero: ordine e morale (per gli altri), conclusasi con una conversione religiosa. Anche questa è cosa comune e la gente mediocre non può che condividerla. Mangiapreti da giovani si diventa baciapile da vecchi sperando che ci scappi la vita eterna che fino a che il fisico era forte si negava. Più standard di così...
Insomma la grande commedia lacrimosa che si svolge intorno alla figura beatificata del compositore di testi e note è più dovuta alla piccolezza estrema della figura, esaltata proprio in quanto piccola, che non ai suoi dati salienti. La contraddizione dalliana di un’anima femminile racchiusa in un macismo peloso è sfociata in note e pensieri di genere assai particolare.
Ma non è questo che emoziona o sconcerta, che attira o repelle le folle; qualunque di queste reazioni avrebbe un senso e una dignità. Esse invece piangono Dalla e lo seppelliscono con una partecipazione totemica perché la sua continua scelta di campo comoda, tranquilla, costantemente dalla parte del più forte, accompagnata sempre da espressioni sentimentali che la nobilitano in superficie senza mai modificarne l’essenza, è esattamente quello che gli italiani oggi vogliono per se stessi.
Vogliono essere gregge, vogliono essere vili e vogliono mascherare la loro codardia esistenziale, sociale, politica, con l’ausilio di qualche sentimento contrastante, espresso, condiviso, proclamato, ma sempre innocuo e di facciata e puntualmente messo in naftalina. Allora si capisce perché ritengano Dalla una figura esemplare: in questo senso lo è stato.
Non per questo non lo si può perdonare con magnanimità, ma è il suo esser modello inconsapevole, è la formina per i disegni sulla propria sabbia (non potrebbe avere che un fondale instabile) che la collettività ha tratto da lui a fare ribrezzo.
E così oggi l’Italia vigliacca che si nobilita vestendosi pirandellianamente di veli è commossa e unita perché di fatto seppellisce se stessa.
Purtroppo è solo una cerimonia esibizionistica perché sotto terra ci resterà soltanto Dalla e gli altri continueranno a vivere esattamente come faceva lui. Ingannandosi di nobilitare un vegetare degenerescente e ingannando gli altri, che non chiedono di meglio che di essere ingannati, sul proprio essere e sulla propria natura.
Dona eis requiem!
giovedì 1 marzo 2012
See that girl right next to me
You changed my face, I think I like it better now.
It doesn't matter anyhow, 'cause that's the way it is.
You said "Hello! Where the hell you been?"
I said I feel like I've been off to war, and I may never be the same again.
I made my bed, but now I can't sleep at night.
I'm tossin and turnin you know, you know it ain't right.
I'd love to beg, see, but I'm just too proud,
and I don't even know what to say, so I'm thinking out loud.
I lie in my bed, you're running through my head,
going over and over and over, the things that you said.
I'm caught in the trap, I'll run like hell right back to you,
'cause I'm sober with you and you know it beats drinking alone.
And when you dream 17,
I ain't there, so I don't care,
'cause in all my dreams I'm 23
and she's the girl right next to me.
See that girl right next to me!
It doesn't matter anyhow, 'cause that's the way it is.
You said "Hello! Where the hell you been?"
I said I feel like I've been off to war, and I may never be the same again.
I made my bed, but now I can't sleep at night.
I'm tossin and turnin you know, you know it ain't right.
I'd love to beg, see, but I'm just too proud,
and I don't even know what to say, so I'm thinking out loud.
I lie in my bed, you're running through my head,
going over and over and over, the things that you said.
I'm caught in the trap, I'll run like hell right back to you,
'cause I'm sober with you and you know it beats drinking alone.
And when you dream 17,
I ain't there, so I don't care,
'cause in all my dreams I'm 23
and she's the girl right next to me.
See that girl right next to me!
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