Il dramma dell'immigrazione delle genti dell'Italia del Sud viene trattato in modo semplice, ma al tempo stesso toccante, in questa splendida canzone di Rino Gaetano.
Mi sento spesso parte di questo dramma.
E più gli anni passano...e più mi identifico in quel ferroviere.
Vorrei mettere un granellino di sabbia in questo devastante ingranaggio, ma è evidente che non c'è consapevolezza nei cuori delle persone.
Agapito Malteni era un ferroviere,
viveva a Manfredonia giù nel Tavoliere.
Buona educazione, di spirito cristiano
ed un locomotore sotto mano.
Di buona famiglia, giovane e sposato,
negli occhi si leggeva: molto complessato.
Faceva quel mestiere forse per l'amore
di viaggiare sul locomotore.
Seppure complessato, il cuore gli piangeva
quando la sua gente andarsene vedeva.
Perché la gente scappa, ancora non capiva
dall'alto della sua locomotiva.
La gente che abbandona spesso il suo paesello,
lasciando la sua falce in cambio di un martello,
è gente che ricorda nel suo cuore errante
il misero guadagno del bracciante.
Ma una tarda sera partì da torre a mare,
doveva andare a Roma e dopo ritornare.
Pensò di non partire oppure senza fretta
di lasciare il treno a Barletta.
Svelò il suo grande piano all'altro macchinista,
buono come lui ma meno utopista.
Parlò delle città, di genti emigrate
a Gorgonzola oppure a Vimercate.
E l'altro macchinista capì il suo compagno,
felice e soddisfatto del proprio guadagno.
E con le parole cercava di fermarlo,
ma fu una mano ad addormentarlo.