Milano,
Sabato 18 aprile 2009,
ore 21:00
Calma piatta, nessuna anomalia sugli strumenti.
In questo enorme palazzone ci siamo solo io...e la guardia all'entrata, probabilmente in dormiveglia.
Devono passare ancora due ore, l'ultimo controllo virus e poi via.
Mi perdo nei meandri della rete globale tra exploit, backdoor e crittografia forte.
E' da almeno tre ore che non stacco gli occhi dal monitor.
Mi fermo.
Stendo il collo indietro, coprendomi delicatamente le cavità oculari con le palme delle mani.
Penso per un istante a ciò che sto facendo, al motivo e al senso.
Mi guardo intorno. Decine di elaboratori affiancati.
Improvvisamente ho come l'impressione di ritrovarmi ingabbiato in un meccanismo poco chiaro che forse non avrei voluto.
Quale significato assumerebbe il mio ruolo se lo osservassi da un orizzonte più ampio?
Dov'è l'umano in tutto questo?
Prendo il cellulare.
Comincio a leggere i contatti della rubrica.
Mi balenano in mente momenti passati, squarci di vita che non sembrano avere nulla a che fare con la situazione attuale.
Mentre scorro la lista, mi fermo su un nome.
Socchiudo gli occhi, cercardo di ricordare chi fosse.
Realizzo.
Prendo in mano la cornetta dell'ufficio.
Compongo il numero.
> "Pronto?"
< "..."
> "Pronto?"
< "..."
> "Pronto?"
< "..."
Chiudo.
Non era una voce inquieta, ma forse tradiva un po' di noia.
1 commento:
Tradiva un po' di noia, tradiva un po' di disagio nel non sapere con chi stesse parlando.
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