martedì 26 ottobre 2010

Per l'Onore

Freddo nel naso. Vento sullo stomaco.
Il casco lo sento come una cella frigorifera.
E fuori alle 22:30 c'è un freddo da neve.
Ma stavolta non è colpa della memoria o dell'attenzione.
In fondo questi particolari, se inquadrati in un'ottica più ampia, diventano stupidi.
Ve lo immaginate un suicida che prima dell'atto fatale si preoccupa di aver lavato i denti? Ovviamente no, perchè la pulizia dei denti e il suicidio hanno sfere d'influenza di diversa portata. Ebbene stasera le membra intirizzite avrebbero potuto protestare quanto volevano, non avrebbero ottenuto attenzione.

Un passo poco meditato, apparentemente (ed anche di fatto) innocuo, mi ha condotto alla rovina.
Tutto il resto è polvere, ciarpame non degno di constatazione.
Non avrei mai immaginato di raggiungere un tale stato d'animo.
E invece eccomi qui.
C'è di buono che ora capisco qualcosa di nuovo.
Capisco perchè un soldato di Roma preferiva trafiggersi con un gladio più che tornare a casa sconfitto.
Capisco perchè diversi pluriomicidi si danno la morte appena dopo le loro vittime.
Capisco perchè mi sto scervellando a trovare un buon sistema fisico per liberare al più presto la mia anima al cielo e dare la giusta sorte al mio corpo.
Per l'Onore.

mercoledì 13 ottobre 2010

Legato per sempre ai vinti.

Da pochi giorni e assolutamente per caso ho cominciato ad informarmi - in modo un po' più critico che in passato - sulle vicende dell'unità d'Italia.
Avevo già avuto sentore di alcune idee "malsane" e "da eretici" che circolavano da qualche tempo in alcuni ambienti del napoletano e della Campania in generale, ma avevo dato loro meno attenzione di quella che indubbiamente meritavano.
Morale della favola...ho scoperto l'ennesimo cumulo di menzogne.
Il libro che ho cominciato a leggere si chiama "TERRONI", di Pino Aprile, ma non mi sono fermato a questa fonte. La favola del risorgimento italiano è stata imbastita con lo stesso vomitevole sistema con cui è stata imbastita la "liberazione" nel '45.
E i nemici son sempre gli stessi.
E i loro fantocci sempre quelli, in ogni situazione pronti a sbandierare l'assoluta "insindacabilità" delle loro panzane erette a verità.
Nel Ventennio la retorica del risorgimento non fu messa in discussione per ovvie ragioni: i Savoia erano ancora al potere, incrociare le armi con loro avrebbe creato una crisi interna che non avrebbe sicuramente fatto bene alla Nazione.
Nei fatti, però, il Sud in quei vent'anni non fu lasciato a languire.
Lo Stato fu presente: bonifiche un po' dappertutto, il monumentale Acquedotto Pugliese, il Prefetto Mori in Sicilia per debellare la mafia, la Fiera del Levante a Bari e l'Arsenale a Taranto furono solo alcune delle opere che coinvolsero il meridione.



D'ora in poi due cause si sposano, rafforzandosi l'una con l'altra.