lunedì 26 settembre 2011

Attrici malvagie

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Nei giorni immediatamente successivi alla Liberazione di Milano i due attori pagarono con la vita la loro notorietà associata al regime fascista, l'appartenenza di Valenti alla Xª Flottiglia MAS e la frequentazione della Villa Triste, a Milano, sede della banda Koch.
A 31 anni, incinta di un bambino (Kim, l'unico figlio avuto da Valenti, era morto poco dopo la nascita), la Ferida fu fucilata dai partigiani in via Poliziano a Milano assieme a Valenti il 30 aprile 1945, dopo un sommario processo nel quale fu accusata di collaborazionismo e soprattutto di aver torturato alcuni partigiani imprigionati a Villa Triste. Non è mai stata accertata in sede giudiziale una loro responsabilità rispetto alle attività della banda Koch.
Giuseppe Marozin, detto "Vero", capo della Brigata partigiana "Pasubio" e responsabile dell'esecuzione della Ferida, dichiarò, nel corso del procedimento penale a suo carico per quell'episodio: «La Ferida non aveva fatto niente, veramente niente. Ma era con Valenti. La rivoluzione travolge tutti.» Marozin affermò anche che l'ordine di effettuare l'esecuzione della Ferida e di Valenti venne direttamente dal C.L.N.A.I. nella persona di Sandro Pertini ("Quel giorno - 30 aprile 1945 - Pertini mi telefonò tre volte dicendomi: "Fucilali, e non perdere tempo!"). A detta di Marozin, Pertini si rifiutò di leggere il memoriale difensivo che Valenti aveva scritto durante i giorni di prigionia, nel quale erano contenuti i nomi dei testimoni che avrebbero potuto scagionare i due attori da ogni accusa. Non ci sono tuttavia altre fonti che confermino il diretto coinvolgimento di Pertini.
Dalla casa milanese di Valenti e Ferida, qualche giorno dopo la loro fucilazione, venne sottratto un autentico tesoro, del quale Marozin nel dopoguerra ammise la "confisca", ma sostenne di non ricordare dove tali beni fossero finiti: "Una parte fu restituita, credo, alla madre della Ferida - circostanza categoricamente smentita da quest'ultima n.d.r.- il resto andò a Milano"."

martedì 20 settembre 2011

Un dì fasto in giorni nefasti

« La nostra stella, o Signori, ve lo dichiaro apertamente, è di fare che la città eterna, sulla quale 25 secoli hanno accumulato ogni genere di gloria, diventi la splendida capitale del Regno italico. »
(Camillo Benso Conte di Cavour, discorso al Parlamento italiano, 11 ottobre 1860)







Oggi è XX Settembre.


A questo giorno fu intitolata la piazza principale del mio paese.


Centoquarantuno anni fa (1870) Roma tornava all'Italia e l'Italia tornava a Roma.
L'Italia era quasi fatta, mancava da sconfiggere il potere della chiesa su Roma e nel Lazio.
La famosa Breccia di Porta Pia non fu in realtà di grande interesse strategico, così come gli scontri che ad essa seguirono.
Ciò che colpisce è l'irresistibile idealismo che permeava dalle umane menti del tempo.
Roma doveva essere a qualunque costo la capitale della nuova Italia. E così fu.
Lo Stato Pontificio fu di fatto aggredito militarmente da una forza che contava ben cinquantamila uomini. A difesa del potere papale si schierarono soldati di diverse nazionalità europee, ma capitolarono miseramente.


Di fatto si venne a creare una grave frattura tra il mondo cattolico e lo Stato italiano.
Si deve ricordare a tal proposito che la stragrande maggioranza delle popolazioni italiche era di fede cattolica.
Tale frattura rimase tale fino al 1929, anno in cui il Duce firmò i cosiddetti Patti Lateranensi, concedendo numerosi privilegi ed agevolazioni fiscali al papato, oltre alla sovranità su una modesta porzione di territorio all'interno di Roma, il Vaticano.


A seguito di questo concordato, Mussolini ritenne opportuno rimuovere la data del XX Settembre dalle festività nazionali, per evitare che gli Italiani festeggiassero una giornata che, oltre a testimoniare la gioia per l'unificazione, tradiva anche un pizzico di discordia tra gli Italiani.

Stati europei come la Francia si opposero a quella aggressione militare, ma lo Stato italiano agì in maniera totalmente indipendente.

Vale la pena di ricordarlo oggi in un'Italia prostrata in cui banchettano come Proci soltanto internazionalisti, secessionisti, puritani e maggiordomi.

giovedì 15 settembre 2011

Incrollabile fede o banale illusione?

E' lecito ipotizzare tra tutte le iniquità che la gente è contretta a subire...
...possa nascere la generale consapevolezza che di questo passo saremo costretti a cedere a lorsignori anche i nostri indumenti intimi?
Io continuo a credere che riusciranno a prendere in giro il mondo ancora per poco.