28 Ottobre.
Qualche tempo fa sarei stato più felice in questo giorno.
Adesso la felicità non so più cosa sia, ma ci ho fatto il callo, dopo un po' ti abitui.
E' come se vivi in una stalla, dopo un po' la puzza non la senti più.
L'uomo si abitua a tutto, alla gioia e al dolore, alla violenza, all'emarginazione, all'ingiustizia.
Il rigetto è solo momentaneo, prettamente estetico, ci si incazza sul momento, si fa un po' di scena, ma nessuno vince contro i mulini a vento.
Poco dopo si torna alla base insoddisfatti, consapevoli che ogni resistenza sarà vana.
E così cadono nell'oblio le sconfitte quotidiane.
Quasi tutti sopportano.
Quelli con più palle la fanno finita, pace alla loro anima valorosa.
Gli altri stanno in silenzio, alcuni nemmeno soffrono perchè la vivono con pragmatismo.
Così è.
Giusto o sbagliato che sia.
Adesso vado, domani qualche altro principio etico soccomberà calpestato dalla ressa ignorante.
lunedì 28 ottobre 2013
lunedì 14 ottobre 2013
The last chance
Vedo spuntare tante piccole foglioline verdi, minuscole entità vitali, quasi insignificanti.
Basterebbe appoggiarci un dito per decretarne la fine immediata.
Le guardo attentamente, più volte al giorno, come fossero delle mie creature.
Non so neanche perchè lo faccio, è un modo come un altro per sentirmi preso.
Probabilmente un giorno fioriranno, ma non sarà la loro innocente futura bellezza a salvare il mondo.
Tantomeno riusciranno a salvare me, affogato come sono in questo logorante torpore.
Mentre macino vasche fino a stremarmi, osservo scorrere inarrestabili le ultime gocce di volontà.
Si dissipano nelle mille azioni quotidiane.
Eppure sento di avere ancora qualcosa da dimostrare a qualcuno.
Qualcuno che apprezzerà.
Qualcuno con cui saprò risollevarmi.
Qualcuno con cui potrò fortemente essere nient'altro che me stesso.
Basterebbe appoggiarci un dito per decretarne la fine immediata.
Le guardo attentamente, più volte al giorno, come fossero delle mie creature.
Non so neanche perchè lo faccio, è un modo come un altro per sentirmi preso.
Probabilmente un giorno fioriranno, ma non sarà la loro innocente futura bellezza a salvare il mondo.
Tantomeno riusciranno a salvare me, affogato come sono in questo logorante torpore.
Mentre macino vasche fino a stremarmi, osservo scorrere inarrestabili le ultime gocce di volontà.
Si dissipano nelle mille azioni quotidiane.
Eppure sento di avere ancora qualcosa da dimostrare a qualcuno.
Qualcuno che apprezzerà.
Qualcuno con cui saprò risollevarmi.
Qualcuno con cui potrò fortemente essere nient'altro che me stesso.
venerdì 4 ottobre 2013
Semino le viole
Con la circospezione di chi non vuole urtare la sensibilità del proprio interlocutore, mi chiese:
"Lei è credente?"
Suo marito, più anziano di lei, dormiva nel suo letto, dopo una notte insonne a causa di un raffreddore.
Meditai qualche istante, mentii:
"Sì. Molto."
Quella attempata signora si rivolgeva a me come se stesse parlando ad un figlio.
Aveva ultimato solo le elementari e discorreva meglio di un laureato attuale.
"A me dispiace tanto, ma vedrà che il Signore ha in serbo un destino felice anche per lei, non si abbatta. Troverà la sua strada."
Ebbi solo la forza di dire: "Me lo auguro.", poi mi congedai con reverenza.
Prima di tornare a casa passai da un fioraio e comprai dei semi di viole.
Alla sera li riposi con accuratezza in un semenzaio di fortuna, messo a punto in pochi minuti.
Il dolore non è un buon concime.
Se non altro, attenderò la primavera in loro compagnia e con le loro stesse speranze.
"Lei è credente?"
Suo marito, più anziano di lei, dormiva nel suo letto, dopo una notte insonne a causa di un raffreddore.
Meditai qualche istante, mentii:
"Sì. Molto."
Quella attempata signora si rivolgeva a me come se stesse parlando ad un figlio.
Aveva ultimato solo le elementari e discorreva meglio di un laureato attuale.
"A me dispiace tanto, ma vedrà che il Signore ha in serbo un destino felice anche per lei, non si abbatta. Troverà la sua strada."
Ebbi solo la forza di dire: "Me lo auguro.", poi mi congedai con reverenza.
Prima di tornare a casa passai da un fioraio e comprai dei semi di viole.
Alla sera li riposi con accuratezza in un semenzaio di fortuna, messo a punto in pochi minuti.
Il dolore non è un buon concime.
Se non altro, attenderò la primavera in loro compagnia e con le loro stesse speranze.
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