Con la circospezione di chi non vuole urtare la sensibilità del proprio interlocutore, mi chiese:
"Lei è credente?"
Suo marito, più anziano di lei, dormiva nel suo letto, dopo una notte insonne a causa di un raffreddore.
Meditai qualche istante, mentii:
"Sì. Molto."
Quella attempata signora si rivolgeva a me come se stesse parlando ad un figlio.
Aveva ultimato solo le elementari e discorreva meglio di un laureato attuale.
"A me dispiace tanto, ma vedrà che il Signore ha in serbo un destino felice anche per lei, non si abbatta. Troverà la sua strada."
Ebbi solo la forza di dire: "Me lo auguro.", poi mi congedai con reverenza.
Prima di tornare a casa passai da un fioraio e comprai dei semi di viole.
Alla sera li riposi con accuratezza in un semenzaio di fortuna, messo a punto in pochi minuti.
Il dolore non è un buon concime.
Se non altro, attenderò la primavera in loro compagnia e con le loro stesse speranze.

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