giovedì 13 settembre 2018

L’ultima carica

Il mio cavallo ha narici calde,
muscoli tirati e sangue.
Quella vita che volevo...io me la prenderò!
Il mio nemico si nasconde
tra i girasoli di quel campo.
Questo è il nostro stendardo...adesso io caricherò!

(Sköll)

E dunque così, lentamente, dopo alterne vicende, disillusioni, scoramenti,
mi avvio verso le battute finali.
Una tenue speranza alimenta ancora il mio istinto di sopravvivenza.
Non ce ne si può disfare, fa parte dell'animale, mi fa quasi ribrezzo, ma tant'è.
Senza di lei non sarei qui, del resto.

Dopo tutto c'è tanta umana poesia in questa storiaccia.
Tanta, troppa, di sicuro non utile, ma santa.
Santa come la nutrita schiera di dolci vite che potrebbero testimoniare amore, passione, sincerità, bontà d'animo, presenza, fedeltà.
Comunque non lo faranno in maniera manifesta. Solo nei loro umili cuori cristallini.
E va benissimo così...perchè questo, di cuore, ha pompato tutto il sangue di cui era capace.

Immagini agrodolci e malinconicamente remote mi percorrsono la mente.
Quella mano, quelle labbra, quel naturale stringersi febbrilmente sotto un caldo e testardo sole di fine ottobre.
Col mare ad un tiro di schioppo
Una improbabile camicia scarlatta che non avrei mai voluto usare per celare il mio stato d'animo.


Poche ore e il destino farà il suo implacabile corso.
Vita...oppure capitolazione.
Sorrido...non dovrei?
La mano sull'elsa.
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