Se lo meritano. Si meritano i torti, tant'è che plaudono ai loro fautori, agli impiccatori.
Non c'è speranza, se non nella catastrofe, se non nella dissoluzione violenta di tutti i marci pilastri di questa società.Forse solo allora si potrà finalmente parlare di questo famigerato uomo nuovo.
E fino a quel momento non potrò che manifestare il mio disagio.
Riesco solo ad approssimarmi a chi sente il vuoto, a chi sente di non esserci, a chi è davvero poca cosa, alle tante piccole nullità che avvertono l'oppressione e soffrono impotenti.
Mi sento vicino a coloro che raschiano il fondo senza proferir parola.
A quelli che hanno la fronte aggrottata e gli occhi tristi.
Alle persone che non cercano un senso a tutto questo, perché in cuor loro sanno che non c'è.
A coloro che si abbandonano a se stessi, trascendendo pienamente il drammatico reale.
Vorrei poterli salvare, ma non so nemmeno se ho i mezzi per salvar me stesso.
L'oste giudeo ci sta presentando il conto.
Bisogna però tenere a mente una cosa: lor signori si nutrono di corpi, non di anime.
Avranno i nostri scalpi, ma i nostri cuori non li avranno mai.
E quando si è nell'abisso, la morte diventa salvezza.
Ricorderei adesso chi ce lo insegnò.
Tante bellissime esplosioni di petali di ciliegio.
sabato 25 febbraio 2012
martedì 21 febbraio 2012
Nel caso a qualcuno fosse venuto qualche dubbio...
Era l'8 settembre 1944, alle tre del pomeriggio, in pieno combattimento contro bande titine.
Spostandomi da solo per organizzare l'azione dei miei, in una dolina mi imbattei in due portaferiti tedeschi sulla cui barella era steso, colpito a morte da una bomba di mortaio, un SS Grenadier di 16 anni.
Vedendomi provenire dalla linea del fuoco, mi chiese con un soffio notizie dell'azione. Gli dissi che era un osso più duro del previsto, ma che prima del tramonto l'avremmo spuntata. Lui mi afferrò la mano, fissandomi negli occhi, e mi disse nella sua lingua: "Wir werden gewinnen, Herr Leutnant? Denn wir sind richtig!" (Vinceremo, signor Tenente, vero? Perché noi abbiamo ragione!).
Gli risposi "Ich schwöre, dass wir niemals aufhören, bis wir nie gewonnen haben." (Ti giuro che non ci fermeremo mai, finché non avremo vinto.).
E il ragazzo, nel filo di vita che gli stava sfuggendo, trovò la forza di sollevare il pugno stretto, rigato di sangue, e di gridare al cielo: "NIEMALS!" (MAI!).
Ecco, è quel piccolo avverbio che io consegno a voi, giovani Camerati.
Un giovane granatiere delle SS:
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