Se lo meritano. Si meritano i torti, tant'è che plaudono ai loro fautori, agli impiccatori.
Non c'è speranza, se non nella catastrofe, se non nella dissoluzione violenta di tutti i marci pilastri di questa società.Forse solo allora si potrà finalmente parlare di questo famigerato uomo nuovo.
E fino a quel momento non potrò che manifestare il mio disagio.
Riesco solo ad approssimarmi a chi sente il vuoto, a chi sente di non esserci, a chi è davvero poca cosa, alle tante piccole nullità che avvertono l'oppressione e soffrono impotenti.
Mi sento vicino a coloro che raschiano il fondo senza proferir parola.
A quelli che hanno la fronte aggrottata e gli occhi tristi.
Alle persone che non cercano un senso a tutto questo, perché in cuor loro sanno che non c'è.
A coloro che si abbandonano a se stessi, trascendendo pienamente il drammatico reale.
Vorrei poterli salvare, ma non so nemmeno se ho i mezzi per salvar me stesso.
L'oste giudeo ci sta presentando il conto.
Bisogna però tenere a mente una cosa: lor signori si nutrono di corpi, non di anime.
Avranno i nostri scalpi, ma i nostri cuori non li avranno mai.
E quando si è nell'abisso, la morte diventa salvezza.
Ricorderei adesso chi ce lo insegnò.
Tante bellissime esplosioni di petali di ciliegio.
Nessun commento:
Posta un commento