Un quarto alle dieci e Veleno è seduto
da Mario davanti a una grappa e a un posacicche pieno.
Lo salutano male, forse perchè sanno tutto di lui
o, almeno, ne sanno una loro versione.
Una foto di donna gli brucia da dentro la giacca
chiaramente dalla parte del cuore...
...e la gamba gli duole del peso e del freddo di un cannone
che chissà come è riuscito a trovare.
Non ha tempo nè voglia di pregare Dio perchè
vuol contare soltanto sul suo dolore, su sei colpi
e infine su di sè...
C'è chi ha scelto la donna sbagliata
e forse ha scelto per tutta la vita,
altra scelta che ha è di farla finita...
C'è chi ha scritto bestemmie sul cuore,
però i conti per sè li sa fare
e il totale non cambia anche se fa star male.
Però non piange mai
se non è davvero solo...
I duri hanno due cuori,
col cuore buono amano un po' di più.
I duri hanno due cuori
col cuore guasto odiano sempre un po' di più...
mercoledì 25 gennaio 2012
lunedì 23 gennaio 2012
Nel momento del bisogno
L'uomo è un animale che pensa ed è sensibile.
Negli ultimi anni sta diventando opinione comune che il pensare e l'essere sensibili...più che essere delle "qualità", siano dei veri e propri difetti, delle storture che affliggono per fortuna una minoritaria parte delle persone.
Il perchè è presto detto: sia pensare che essere sensibili sono caratteristiche che non aumentano il PIL, di conseguenza sono deleterie per l'umanità (sic!).
Io, mio malgrado, mi ritrovo purtroppo tra i malcapitati di cui sopra.
Penso.
E sono sensibile.
Stasera in particolare mi affligge un senso di smarrimeno insostenibile.
La mia sensibilità mi fa quasi "sentire cose che voi umani..."
Provo pietà e schifo verso l'uomo contemporaneo, oramai inconsapevolmente lobotomizzato dal vivere quotidiano.
Mi sento al di sopra di lui, mi sento ancora uomo.
Questo però non fa che alleviare la mia sofferenza.
Non so neanche bene perchè, ma soffro.
Avrei bisogno di qualcuno che mi mettesse una mano sulla spalla, che mi consolasse, che mi manifestasse il suo affetto con un abbraccio, che mi desse qualche buona ragione per vivere ancora.
Questo qualcuno non esiste, per lo meno nella sfera del reale.
Quindi non mi resta che rivolgermi disperatamente ad una qualche entità sovrannaturale, magari riesco a convincerli a mandare giù qualcosa...un segno ad esempio.
Avete sentito?
Se esistete davvero, e non siete solamente un'invenzione del mondo antico, fatevi vivi.
Non era questo il vostro insegnamento?
Ho smarrito la strada?
Dove ho sbagliato?
Datemi un segno, se ancora tenete ad uno dei vostri ultimi figli fecondi.
Negli ultimi anni sta diventando opinione comune che il pensare e l'essere sensibili...più che essere delle "qualità", siano dei veri e propri difetti, delle storture che affliggono per fortuna una minoritaria parte delle persone.
Il perchè è presto detto: sia pensare che essere sensibili sono caratteristiche che non aumentano il PIL, di conseguenza sono deleterie per l'umanità (sic!).
Io, mio malgrado, mi ritrovo purtroppo tra i malcapitati di cui sopra.
Penso.
E sono sensibile.
Stasera in particolare mi affligge un senso di smarrimeno insostenibile.
La mia sensibilità mi fa quasi "sentire cose che voi umani..."
Provo pietà e schifo verso l'uomo contemporaneo, oramai inconsapevolmente lobotomizzato dal vivere quotidiano.
Mi sento al di sopra di lui, mi sento ancora uomo.
Questo però non fa che alleviare la mia sofferenza.
Non so neanche bene perchè, ma soffro.
Avrei bisogno di qualcuno che mi mettesse una mano sulla spalla, che mi consolasse, che mi manifestasse il suo affetto con un abbraccio, che mi desse qualche buona ragione per vivere ancora.
Questo qualcuno non esiste, per lo meno nella sfera del reale.
Quindi non mi resta che rivolgermi disperatamente ad una qualche entità sovrannaturale, magari riesco a convincerli a mandare giù qualcosa...un segno ad esempio.
Avete sentito?
Se esistete davvero, e non siete solamente un'invenzione del mondo antico, fatevi vivi.
Non era questo il vostro insegnamento?
Ho smarrito la strada?
Dove ho sbagliato?
Datemi un segno, se ancora tenete ad uno dei vostri ultimi figli fecondi.
giovedì 19 gennaio 2012
La Storia vi giudicherà per ciò che siete
L'aeronautica italiota cancella vergognosamente
la tragedia del Cermis dal libro sui cento anni di Aviano
Da Airnews.it
PORDENONE - La tragedia del Cermis non è mai avvenuta. Almeno per il libro che celebra il secolo di attività dell'aeroporto "Pagliano e Gori" di Aviano in capo all’Aeronautica italiana, ma di fatto utilizzato dalla Base Usaf.
Già – scrive Dario Furlan su Il Gazzettino – perché in quel libro commemorativo non c’è traccia di quanto accaduto in quel febbraio del 1998, quando un velivolo militare Usa decollò dalla Base di Aviano alla volta del Trentino dove urtò i cavi di una funivia provocando la caduta di una cabina con 20 civili a bordo, morti nell’impatto col suolo.
Il volume (edito dal locale Comando dell'Aeronautica Militare italiana) è stato presentato in occasione del convegno tenutosi lo scorso novembre. Si tratta di un'opera di grande rigore storico dove è narrato quanto accaduto durante il secolo di servizio dell'aerobase, aperta nel 1911. Un tomo di 464 pagine, pesante quasi 3 chili. Sfogliandolo, però, si scopre una lacuna clamorosa: manca la menzione (nemmeno una riga) della strage del Cermis.
Eppure – osserva il giornalista del Gazzettino - sono citate tutte le operazioni che hanno visto protagonista l'aeroscalo pordenonese: dalla Prima Guerra Mondiale sino al recente intervento sulla Libia di Gheddafi, passando per i bombardamenti nell’ex Jugoslavia. Nel libro vengono citate (e a volte dettagliate) le tragedie dell'aria come la morte del pilota Mark McCarthy (schiantatosi nell'Adriatico con il suo cacciabombardiere F-16 nel 1995), dell'aviere Antoine Holt (Iraq 2004), dei sei elicotteristi precipitati sul Piave (2008) e di un altro paio periti in Kuwait nel 2003, Tutti americani.
Nessuna traccia invece delle 20 persone (civili di varie nazionalità) cadute sul Cermis. Era il 3 febbraio del 1998 quando un velivolo EA-6B dei Marines decollò da Aviano alla volta del Trentino per una missione addestrativa, durante la quale l'equipaggio violò le regole di volo (come appurato e concluso dalla Commissione parlamentare d'inchiesta) finendo per tranciare i cavi di una funivia determinando lo sgancio di una cabina (20 persone a bordo) che cadde da un'altezza di 100 metri. Gli occupanti morirono all'impatto, stritolati fra le lamiere, mentre l'aereo rientrò «ferito» alla Base. Una tragedia entrata di diritto (e a caratteri cubitali) nella storia dell'aeroporto «Pagliano e Gori» di Aviano. Ma non sul volume commemorativo che l’ha cancellata.
«Si tratta di un libro - taglia corto l’ufficiale addetto alle pubbliche relazioni del Pagliano e Gori - di promozione dell’immagine dell’aeroporto». Nulla di più. Ma non è tutto. Il libro di fatto è introvabile. Gran parte delle copie stampate sono state donate ad amici, autorità, addetti ai lavori e militari in occasione del convegno di novembre in Base. La Provincia ha contribuito con 12 mila euro e dovrebbe dotare le biblioteche, ma sino ad ora non c’è traccia.
Da una ricerca risulta invece che una copia si trova nella biblioteca civica di Godega di Sant'Urbano regalata, si presuppone, dalle grafiche De Bastiani che hanno stampato il volume pubblicato dalla Dario De Bastiani Editore di Vittorio Veneto.
giovedì 12 gennaio 2012
Il confine
Sai che c'è?
Ci sei te
da un po' in qua.
No, non capisco, ora te lo confesso.
E' assurdo sai?
Ti cerco mentre duemila "te"
mi girano intorno, mi parlano
e io non le sento
o forse sono sordo.
Le guardo e forse non le vedo.
Sarei fortunato ad averti qui,
ma non posso piangerti all'infinito,
morire qui per te.
Io lo so
come sei.
Mi fai male,
prima ferisci e scappi,
poi torni di nuovo.
Tu forse ti diverti,
io invece poco,
ma in fondo a te ci credo.
E se riuscissi a trattare me
come poi tratti l'idea di me...
Io voglio rispetto,
è un mio diritto.
Il confine tra i miei sentimenti è così sottile
che tu riesci ad uscire e a entrare.
E non capisco se
ti odio o sono innamorato di te.
giovedì 5 gennaio 2012
Bis zum ende!
Da piccolo, quando cominciavo a costruirmi pian piano una personalità, ero quasi spaventato dalle scelte difficili che la vita mi avrebbe prima o poi obbligato ad affrontare.
Ero impaurito dalla passione.
Aborrivo la violenza in ogni sua forma e manifestazione.
Non amavo l'espressione "ad ogni costo".
Mi faceva paura l'idea della morte.
Evitavo i rischi.
Mi piaceva la tranquillità,
i tessuti morbidi,
i coltelli che non tagliavano,
le tovaglie colorate.
Non so poi cosa mi sia successo.
Ho cominciato ad accettare la violenza e a farmela piacere.
La morte può solo essere una dolce compagna con cui scherzare.
La passione mi ha quasi travolto.
Ho familiarizzato coi rischi.
Ho imparato ad affilare i coltelli.
Mi vedo bene quasi sempre con le tinte scure.
Vivo come se ogni volta fosse l'ultima occasione, come se il mondo finisse domani.
Vivo come se ogni volta fosse l'ultima occasione, come se il mondo finisse domani.
E cerco sempre con ostinazione di raggiungere i miei obiettivi indipendentemente dalla loro natura e, soprattutto, a qualsiasi costo.
La vittoria è indubbiamente più gustosa quando l'alternativa è il crollo, ma sto eccedendo.
E forse me ne accorgerò un giorno, se qualcuno riuscirà a disarcionarmi.
Ma deve prima riuscirci...
La vittoria è indubbiamente più gustosa quando l'alternativa è il crollo, ma sto eccedendo.
E forse me ne accorgerò un giorno, se qualcuno riuscirà a disarcionarmi.
Ma deve prima riuscirci...
martedì 3 gennaio 2012
Aiutatemi a capire...
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