Da ieri è finito sottoterra Rosario Bentivegna, autore dell’attentato di
Via Rasella dove, il 23 marzo 1944, venne fatto esplodere un ordigno
che uccise trentatré soldati altoatesini della sussistenza (SS-Polizeiregiment, nostri alleati),
praticamente inermi, e due civili italiani, di cui un bambino.
Altre persone morirono nei giorni successivi a causa delle ferite riportate.
L’indomani, per rappresaglia di guerra, fu applicata la decimazione
alle Fosse Ardeatine e tutta la dirigenza partigiana filo-inglese venne
passata per le armi insieme con i dissidenti comunisti di Bandiera
Rossa.
Più di uno storico avrebbe poi ipotizzato che quell’inutile strage
fosse stata consumata proprio per consentire al partito comunista e agli
americani (che ne coordinavano le azioni) di sbarazzarsi dei rivali
interni.
Fatto sta che in un Paese in cui in futuro combattenti coraggiosi (e che
ci avrebbero messo la faccia) quali Curcio, Franceschini, Concutelli,
Tuti, sarebbero stati condannati quali terroristi, i bombaroli non
propriamente coraggiosi di allora avrebbero invece ottenuto medaglie al
valore dai loro stessi compagni. Nello stile “se la cantano e se la
suonano”.
Bentivegna ha resistito nella sua squallida esistenza biologica fino a
novant’anni, ricevendo sussidi da questo Stato ignobile per le sue "opere" e comprovando (com’è il caso di altri della sua progenie) quanto
poco fosse caro agli Dei.
Ora giace tra i vermi.
Deis Gratias!
P.S.: come molti altri suoi compagni, è stato anche lui "fascistissimo", come dimostra questa fotografia d'epoca.

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