Pochi sapranno cos'è un fuoco fatuo.
Si tratta di fiammelle brillanti generalmente azzurre che raramente si manifestano in luoghi come paludi, cimiteri o stagni. Oggi è noto che sono causati dalla fermentazione di resti organici, ma una volta si riteneva fossero le visive manifestazioni dell'esistenza dell'anima.
In questo triste e stagnante periodo della mia esistenza, il fato ha voluto che ne avvistassi uno.
Ci credo ancora a fatica, ma adesso il dubbio sta cedendo il passo alla paranoia.
Inizialmente ero quasi tranquillo, ma se la perdessi domani?
Lei è Lei.
Non c'è parola che possa anche solo vagamente delinearla.
Gli aggettivi non ci sono, è come voler descrivere gli dei nella lingua dei mortali.
Lei è la riscossa della Natura sulla finzione, sulla falsità, sulla mistificazione, sull'equivoco.
Quando da piccolo immaginavo le fatine alate...era lei che mi figuravo.
La donna dei miei sogni.
Doveva proprio farsi ammaliare da me, l'essere più imperfetto di questo mondo.
Quando sono al fianco di questa creatura angelica, le mie imperfezioni e le mie storture si fanno evidenti come macchie di sangue su un lenzuolo candido.
Non so nemmeno come faccio ad essere così disinvolto davanti ad una tale meraviglia.
La sua presenza è una luce immacolata che investe col suo magico chiarore i miei giorni.
La perfezione non esiste, perché nessuno può essere Lei.
martedì 31 luglio 2012
mercoledì 11 luglio 2012
Nervi a fior di pelle
"...ho gridato ed ho pianto per l'amore, non per la viltà..."
Sono le 10 di mattina e sono ancora nel letto.
Dovrei essere in ufficio alle 9.
Non va così bene.
Qualcuno mi ha detto che tra non molto rimpiangerò giorni come questi.
Nessuno però mi ha mai spiegato il motivo per cui il mondo mi voglia in ginocchio.
Ma qui parliamo sempre di persone...
Quando si parla di persone, si parla di povere esistenze.
Ci si riferisce a delle inutili entità ignare di cosa succede attorno a loro.
Completamente estraniate dal contesto reale, la plebaglia ama starnazzare nel pollaio, ansiosa di colpire alle spalle il pollo vicino, nella speranza di sentirsi più forte, pur rimanendo all'interno del medesimo pollaio.
Beati loro.
Le mie ali saranno pur stanche, ma funzionano ancora.
mercoledì 13 giugno 2012
Una gabbia piacevole, idonea per lo meno
150 dovrebbero essere sufficienti.
Dal resto so bene che in realtà userò solo i primi 80.
Se avesse avuto solo un posto, sarei stato meglio.
Purtroppo dovrò accettare, spero in poche occasioni, l'idea di scarrozzare qualche rifiuto umano per convenienza.
Nella vita non si può sempre avere tutto, ma quando si può, si vive meglio.
lunedì 7 maggio 2012
Al peggior offerente
In città si può diventare arroganti o farabutti.
Lui è diventato farabutto.
Sulla mia vita non si può girare un film,
ma una serie televisiva sì.
E' ciclica.
C'è l'eterno ritorno e il ritorno dell'eterno.
Non potranno mai dire che mi sono venduto.
Ci ho onestamente provato diverse volte, senza riuscirci.
Non ci sono proprio riuscito mai, nonostante abbia tentato a più riprese di calarmi nella parte.
Non c'è storia.
Le merci non mi si addicono.
Morirei piuttosto.
E quando senti la tua pseudo-compagna affermare...
"Per vendersi sul mercato bisogna impegnarsi!"
...prima ti manca il fiato, poi ridi...poi guardi il cielo e gli chiedi:
"Potevamo meritare di peggio?"
Con le stelle che luccicano, come per scuotere il capo.
Una moto tra le gambe. Questa sì.
Forse la più bella cosa che abbia fatto mai.
Lui è diventato farabutto.
Sulla mia vita non si può girare un film,
ma una serie televisiva sì.
E' ciclica.
C'è l'eterno ritorno e il ritorno dell'eterno.
Non potranno mai dire che mi sono venduto.
Ci ho onestamente provato diverse volte, senza riuscirci.
Non ci sono proprio riuscito mai, nonostante abbia tentato a più riprese di calarmi nella parte.
Non c'è storia.
Le merci non mi si addicono.
Morirei piuttosto.
E quando senti la tua pseudo-compagna affermare...
"Per vendersi sul mercato bisogna impegnarsi!"
...prima ti manca il fiato, poi ridi...poi guardi il cielo e gli chiedi:
"Potevamo meritare di peggio?"
Con le stelle che luccicano, come per scuotere il capo.
Una moto tra le gambe. Questa sì.
Forse la più bella cosa che abbia fatto mai.
lunedì 30 aprile 2012
Sangue pazzo
Il problema è inverso.
Ti farei bere il mio sangue volentieri, se servisse. Lo sai?
Non vuoi nemmeno il tuo, questo è il dilemma.
Perché ti fai del male?
Perché ti vai contro?
Permettimi di salvarti, ti prego.
Se non ti piace, dopo distruggi pure tutto.
Ma dopo.
Dammi tempo fino al 13, poi decidi.
Sei preziosa come nessuno.
Non buttarti via.
lunedì 23 aprile 2012
Metamorfosi embrionale
D'ora in poi non ho più una patria.
Non mi interessano le persone, tanto meno il loro desolante destino.
Per me sono stranieri, tutti.
Sarò nomade dentro, prenderò quanto mi serve per poi buttar via.
Se un giorno si vedrà l'aurora, mi scoprirò il viso,
ma fino ad allora sarò per tutti uno sconosciuto.
Non parlatemi di buon senso, ne misconosco il significato.
Sì, non sono stato chiaro perché non posso esserlo.
Posso solo essere buio, esplicitamente buio.
Spegnete le luci.
Non mi interessano le persone, tanto meno il loro desolante destino.
Per me sono stranieri, tutti.
Sarò nomade dentro, prenderò quanto mi serve per poi buttar via.
Se un giorno si vedrà l'aurora, mi scoprirò il viso,
ma fino ad allora sarò per tutti uno sconosciuto.
Non parlatemi di buon senso, ne misconosco il significato.
Sì, non sono stato chiaro perché non posso esserlo.
Posso solo essere buio, esplicitamente buio.
Spegnete le luci.
domenica 22 aprile 2012
Infranto un sogno, non se ne fa un altro
Ti tradiscono per uno con un'età di decine di anni più in là, tu le perdoni, poi ti lasciano.
Ti chiedono soldi, poi ti mentono ripetutamente e negano l'evidenza.
Con tutta la mia buona volontà...come potrei, sulla base della mia esperienza, farmi un'idea edificante delle donne?
Non dico che sia necessario essere integerrimi, ma come minimo accettare l'evidenza, evitando di ricorrere a stratagemmi da dilettante per divincolarsi.
Tanto oggi l'onore non conta più.
Bene o male tutti perdono la faccia, per poi riacquistarla come nuova.
Avrei dovuto evitare di nascere, ma non ho potuto.
Ti chiedono soldi, poi ti mentono ripetutamente e negano l'evidenza.
Con tutta la mia buona volontà...come potrei, sulla base della mia esperienza, farmi un'idea edificante delle donne?
Non dico che sia necessario essere integerrimi, ma come minimo accettare l'evidenza, evitando di ricorrere a stratagemmi da dilettante per divincolarsi.
Tanto oggi l'onore non conta più.
Bene o male tutti perdono la faccia, per poi riacquistarla come nuova.
Avrei dovuto evitare di nascere, ma non ho potuto.
mercoledì 18 aprile 2012
Le mani adunche del giudeo
Dovrebbero far riflettere i due traguardi dapprima sbandierati e poi volontariamente glissati dallo sceriffo/vampiro.
Promise il taglio degli stipendi dei parlamentari...per poi rimandarlo a data da destinarsi.
Ribadì la necessità di elargire ai contribuenti onesti (in questo Paese di disonesti...) una parte del "tesoretto" accumulato dalla lotta all'evasione fiscale...ma anche questo obiettivo è magicamente saltato pochi giorni fa.
E' ovvio che quei soldi...è meglio se vanno alle povere banche bisognose.
Eccone un altro a cui vorrei fare ingoiare un po' di monetine...
domenica 15 aprile 2012
Ti ucciderò
E' l'italica denominazione di una ammirevole pellicola di produzione austriaca.
Ho avuto modo di ammirarne i silenzi giusto ieri sera, nella più totale solitudine, in un letto sempre troppo sovradimensionato, con le lenzuola di flanella appena messe.
Abbandonato, nella destra una tazza di sidro di mele con qualche cubetto, mi sono compiaciuto del penetrante sguardo dell'attore protagonista.
Un film che ti lascia qualcosa.
Molti significanti, pochi significati.
Ben inteso, non si tratta di un capolavoro, ma almeno quando lo guardi non hai la chiara impressione che il regista ti stia scodellando dei messaggi.
Sì allontana dalla volgarità, nonostante l'umile scenario rurale su cui si sofferma lungamente.
E' stato un bel modo di ammazzare il tempo, anche se in fin dei conti è sempre lui che ci ammazza.
E' una piccola soddisfazione l'esserne consapevoli.
Anche la mia vendetta arriverà.
Ti rovinerò la vita, così come tu hai rovinato il mio cuore.
Sei talmente idiota da non averlo ancora realizzato.
Piccola insignificante consumatrice.
Ti ammazzerei riempiendoti la bocca di monete da due euro.
Ho avuto modo di ammirarne i silenzi giusto ieri sera, nella più totale solitudine, in un letto sempre troppo sovradimensionato, con le lenzuola di flanella appena messe.
Abbandonato, nella destra una tazza di sidro di mele con qualche cubetto, mi sono compiaciuto del penetrante sguardo dell'attore protagonista.
Un film che ti lascia qualcosa.
Molti significanti, pochi significati.
Ben inteso, non si tratta di un capolavoro, ma almeno quando lo guardi non hai la chiara impressione che il regista ti stia scodellando dei messaggi.
Sì allontana dalla volgarità, nonostante l'umile scenario rurale su cui si sofferma lungamente.
E' stato un bel modo di ammazzare il tempo, anche se in fin dei conti è sempre lui che ci ammazza.
E' una piccola soddisfazione l'esserne consapevoli.
Anche la mia vendetta arriverà.
Ti rovinerò la vita, così come tu hai rovinato il mio cuore.
Sei talmente idiota da non averlo ancora realizzato.
Piccola insignificante consumatrice.
Ti ammazzerei riempiendoti la bocca di monete da due euro.
sabato 14 aprile 2012
Armageddon
Se avessi la possibilità di cancellare l'intera umanità in un istante, lo farei immediatamente.
A costo di includere me stesso in questa colossale apocalisse.
A costo di premere io stesso il bottone rosso.
Ora arrestatemi preventivamente.
A costo di includere me stesso in questa colossale apocalisse.
A costo di premere io stesso il bottone rosso.
Ora arrestatemi preventivamente.
venerdì 6 aprile 2012
Il bisogno di abbandono
Avvezzo sin dalla tenera età a considerare le leggi e soprattutto i precisi codici comportamentali e morali come la panacea dei mali e di tutto ciò che può essergli nocivo, l'uomo moderno sta perdendo di vista quanto di umano gli potrebbe rimanere in questa società disumana: l'abbandono.
Gli ierofanti della falsa libertà non ci hanno mai spiegato come mai nella nostra vita di tutti i giorni, specie nelle attività che ci permettono il sostentamento, siamo costretti a sottoporci ad una interminabile serie di regole stringenti e quasi mai redatte.
Va da sè che dopo un'intera giornata di costrizioni che nulla hanno a che fare con la nostra natura, sentiamo tutti quanti il bisogno di farla finita con le regole, sfogandoci nelle poche attività in cui lor signori ci permettono di produrci senza impedimenti e vessazioni.
L'uomo di oggi si sfoga nell'alimentazione più indiscriminata, nella violenza domestica, nella perversione sessuale, nella trasgressione fine a se stessa, nell'abuso di alcool e nelle droghe.
Tutto questo perchè durante il giorno, non ha fatto altro che allinearsi, da bravo volontario automa, tra i ranghi degli sconfortanti reggimenti che il potere delle multinazionali ha saputo creare.
Nessuno oggi rivendica la forte necessità di tornare a dar spazio a ciò che è umano.
L'uomo non è fatto per vivere come un robot.
Le regole non sono umane.
Indubbiamente per vivere in società bisogna rinunciare ad un minimo di libertà, ma è altresì chiaro che oggi quel minino è diventato un massimo.
Nella pratica ci sottopongono il massimo delle regole che, a loro dire, possiamo sostenere.
Il ragionamento è dunque invertito.
L'uomo ha bisogno di abbandono. Ha bisogno di prodursi senza steccati, liberando il suo estro in barba ad ogni regola.
Non si tratta di trasgressione.
In quest'ultima è scontata l'identificazione della norma e di conseguenza la ragion d'essere della sua violazione.
Si dovrebbero invece MISCONOSCERE le regole, ignorarle!
Dimenticarsi della loro esistenza.
Smarrire il concetto stesso di regola.
Uscir fuori dai modi per pervenire là dove non v'è più modo!
Quando l'umanità ci riuscirà...sarà fatta.
martedì 3 aprile 2012
Deis Gratias!
Da ieri è finito sottoterra Rosario Bentivegna, autore dell’attentato di
Via Rasella dove, il 23 marzo 1944, venne fatto esplodere un ordigno
che uccise trentatré soldati altoatesini della sussistenza (SS-Polizeiregiment, nostri alleati),
praticamente inermi, e due civili italiani, di cui un bambino.
Altre persone morirono nei giorni successivi a causa delle ferite riportate.
L’indomani, per rappresaglia di guerra, fu applicata la decimazione alle Fosse Ardeatine e tutta la dirigenza partigiana filo-inglese venne passata per le armi insieme con i dissidenti comunisti di Bandiera Rossa.
Più di uno storico avrebbe poi ipotizzato che quell’inutile strage fosse stata consumata proprio per consentire al partito comunista e agli americani (che ne coordinavano le azioni) di sbarazzarsi dei rivali interni.
Fatto sta che in un Paese in cui in futuro combattenti coraggiosi (e che ci avrebbero messo la faccia) quali Curcio, Franceschini, Concutelli, Tuti, sarebbero stati condannati quali terroristi, i bombaroli non propriamente coraggiosi di allora avrebbero invece ottenuto medaglie al valore dai loro stessi compagni. Nello stile “se la cantano e se la suonano”.
Bentivegna ha resistito nella sua squallida esistenza biologica fino a novant’anni, ricevendo sussidi da questo Stato ignobile per le sue "opere" e comprovando (com’è il caso di altri della sua progenie) quanto poco fosse caro agli Dei.
Ora giace tra i vermi.
Deis Gratias!
P.S.: come molti altri suoi compagni, è stato anche lui "fascistissimo", come dimostra questa fotografia d'epoca.
Altre persone morirono nei giorni successivi a causa delle ferite riportate.
L’indomani, per rappresaglia di guerra, fu applicata la decimazione alle Fosse Ardeatine e tutta la dirigenza partigiana filo-inglese venne passata per le armi insieme con i dissidenti comunisti di Bandiera Rossa.
Più di uno storico avrebbe poi ipotizzato che quell’inutile strage fosse stata consumata proprio per consentire al partito comunista e agli americani (che ne coordinavano le azioni) di sbarazzarsi dei rivali interni.
Fatto sta che in un Paese in cui in futuro combattenti coraggiosi (e che ci avrebbero messo la faccia) quali Curcio, Franceschini, Concutelli, Tuti, sarebbero stati condannati quali terroristi, i bombaroli non propriamente coraggiosi di allora avrebbero invece ottenuto medaglie al valore dai loro stessi compagni. Nello stile “se la cantano e se la suonano”.
Bentivegna ha resistito nella sua squallida esistenza biologica fino a novant’anni, ricevendo sussidi da questo Stato ignobile per le sue "opere" e comprovando (com’è il caso di altri della sua progenie) quanto poco fosse caro agli Dei.
Ora giace tra i vermi.
Deis Gratias!
P.S.: come molti altri suoi compagni, è stato anche lui "fascistissimo", come dimostra questa fotografia d'epoca.
domenica 1 aprile 2012
Cattiva
A volte le canzoni le scrivono per me.
Ultimamente sei tu a decidere la strada,
io resto dietro di te.
Raccolgo i sassi rotondi in una scatola quadrata, un passatempo inutile.
Sinceramente da un po’ si vive alla giornata,
non posso dire di no.
Usciamo fuori dal quartiere una volta al mese solo di sabato,
ma pensa che coincidenza...
E’ stato lui, io lo so.
No, io non credo alla campana degli innocentisti perchè...
...anticamente ero io un centurione con la spada e non lo posso difendere.
Mi ricordo quando ci fu Galileo e Giovanna D’Arco,
ero presente in piazza.
Provavo immenso piacere,
mi sentivo bene a vedere come si muore.
Sono di un’altra razza.
Chiedi un autografo all’assassino,
guarda il colpevole da vicino
e approfitta finche’ resta dov’é.
Toccagli la gamba, fagli una domanda
cattiva...spietata...
...con il foro di entrata, senza visto di uscita.
E' la mia curiosità impregnata
di pioggia televisiva...
...comincia un’altra partita....
Ultimamente sei tu a decidere la strada,
io resto dietro di te.
Raccolgo i sassi rotondi in una scatola quadrata, un passatempo inutile.
Sinceramente da un po’ si vive alla giornata,
non posso dire di no.
Usciamo fuori dal quartiere una volta al mese solo di sabato,
ma pensa che coincidenza...
E’ stato lui, io lo so.
No, io non credo alla campana degli innocentisti perchè...
...anticamente ero io un centurione con la spada e non lo posso difendere.
Mi ricordo quando ci fu Galileo e Giovanna D’Arco,
ero presente in piazza.
Provavo immenso piacere,
mi sentivo bene a vedere come si muore.
Sono di un’altra razza.
Chiedi un autografo all’assassino,
guarda il colpevole da vicino
e approfitta finche’ resta dov’é.
Toccagli la gamba, fagli una domanda
cattiva...spietata...
...con il foro di entrata, senza visto di uscita.
E' la mia curiosità impregnata
di pioggia televisiva...
...comincia un’altra partita....
venerdì 30 marzo 2012
Non si sfugge dalla macchina
Il dandy solo conosce la noia.
La donna non può, perché non pensa.
(Baudelaire)
Mercoledì a mezzogiorno in questa verdeggiante cittadina, mentre muovevo alla volta di casa per far tacer lo stomaco e rilassare i sensi, mi sono imbattuto in uno strano individuo barbuto che, seduto su una panchina, blaterava solitario ad alta voce.
L'aria era calma, la strada quasi desolata, si vedevano appena due o tre viandanti.
Mi trovo a passare a un metro da lui.
"Viviamo nei campi di concentramento di Hitler! I campi di concentramento di Hitler erano così! Erano questi!".
Tediato da questo suo inutile farfugliare, fui tentato a rispondergli sorridente "Evidentemente aveva ragione! Era un pioniere!".
Poi però ci pensai per qualche attimo.
Pensai alla mia triste routine quotidiana, triste quanto quella di milioni di altre persone.
Pensai all'inesistenza di alternative.
Pensai agli orari non modificabili ai quali sono soggetto.
Passando d'avanti alla superficie specchiata di un portone, mi accorsi di avere un'espressione ansiosa.
La mutai velocemente ed ecco che qualcosa mi fu chiaro.
On ne echappe pas à la machine!
Siamo in una immensa catena di montaggio alla quale non c'è modo di sottrarsi.
Nessuno si pone più questo problema. Tutti cercano lavoro.
Un lavoro che non ci compete, CHE NON E' L'UOMO!
Non che l'uomo sia tutta questa bellezza, ma almeno capiamo cosa è altro da noi.
Vogliono sentirsi "super-impegnati". Credono che questa inumana condizione li faccia stare bene.
Di certo hanno l'impressione di essere migliori di coloro che, per un motivo o per un altro, sono meno impegnati.
La mia attuale compagna passa 11 ore della sua inutile giornata lavorando senza sosta, bevendo solo un caffè a pranzo.Nelle ore che le restano...dorme.
Così ammazza il tempo.
Ma la realtà inconfessabile è che il tempo la sta ammazzando ogni giorno di più.
Lei però non se ne avvede. O non le interessa.
Non pensa.
Tante come lei.
Tutte.
La donna non può, perché non pensa.
(Baudelaire)
Mercoledì a mezzogiorno in questa verdeggiante cittadina, mentre muovevo alla volta di casa per far tacer lo stomaco e rilassare i sensi, mi sono imbattuto in uno strano individuo barbuto che, seduto su una panchina, blaterava solitario ad alta voce.
L'aria era calma, la strada quasi desolata, si vedevano appena due o tre viandanti.
Mi trovo a passare a un metro da lui.
"Viviamo nei campi di concentramento di Hitler! I campi di concentramento di Hitler erano così! Erano questi!".
Tediato da questo suo inutile farfugliare, fui tentato a rispondergli sorridente "Evidentemente aveva ragione! Era un pioniere!".
Poi però ci pensai per qualche attimo.
Pensai alla mia triste routine quotidiana, triste quanto quella di milioni di altre persone.
Pensai all'inesistenza di alternative.
Pensai agli orari non modificabili ai quali sono soggetto.
Passando d'avanti alla superficie specchiata di un portone, mi accorsi di avere un'espressione ansiosa.
La mutai velocemente ed ecco che qualcosa mi fu chiaro.
On ne echappe pas à la machine!
Siamo in una immensa catena di montaggio alla quale non c'è modo di sottrarsi.
Nessuno si pone più questo problema. Tutti cercano lavoro.
Un lavoro che non ci compete, CHE NON E' L'UOMO!
Non che l'uomo sia tutta questa bellezza, ma almeno capiamo cosa è altro da noi.
Vogliono sentirsi "super-impegnati". Credono che questa inumana condizione li faccia stare bene.
Di certo hanno l'impressione di essere migliori di coloro che, per un motivo o per un altro, sono meno impegnati.
La mia attuale compagna passa 11 ore della sua inutile giornata lavorando senza sosta, bevendo solo un caffè a pranzo.Nelle ore che le restano...dorme.
Così ammazza il tempo.
Ma la realtà inconfessabile è che il tempo la sta ammazzando ogni giorno di più.
Lei però non se ne avvede. O non le interessa.
Non pensa.
Tante come lei.
Tutte.
venerdì 16 marzo 2012
Sangue estinto
Noi siamo uomini d'oggi.
Siamo soli.
Non abbiamo più dei. Non abbiamo più idee.
Non crediamo né a Gesù Cristo né a Marx.
Bisogna che immediatamente, subito, in questo stesso attimo,
costruiamo la torre della nostra disperazione e del nostro orgoglio.
Con il sudore ed il sangue di tutte le classi dobbiamo, costruire una patria come non si è mai vista;
compatta come un blocco d'acciaio, come una calamita.
Tutta la limatura d'Europa vi si aggregherà, per amore o per forza.
E allora davanti al blocco della nostra Europa,
l'Asia, l'America e l'Africa diventeranno polvere.
Pierre Drieu La Rochelle, poco prima di suicidarsi, il 16 Marzo 1945
lunedì 12 marzo 2012
L'asse del bene all'opera...
Ansa 12/03/2012
Un soldato americano ha improvvisamente aperto il fuoco ieri all'alba contro quattro abitazioni in un villaggio della provincia meridionale afghana di Kandahar, causando la morte di almeno 17 persone, tra cui donne e bambini secondo fonti locali, prima di consegnarsi ed essere arrestato da militari della Forza internazionale di assistenza alla sicurezza (Isaf).
Il militare, che soffriva di un esaurimento nervoso e la cui identità non è stata resa nota, ha lasciato la base nelle prime ore del mattino e ha aperto il fuoco contro tre abitazioni nel villaggio di Alkozai. Dopo la sparatoria, il soldato si è costituito alle autorità americane.
Non si conoscono ancora le ragioni del gesto raccontato alla stampa da Hajji Agha Lalai, membro per il distretto di Panjwae nel consiglio provinciale di Kandahar, che ha detto di esserne venuto a conoscenza da alcuni testimoni oculari. Nel distretto di Panjwae si trova una base dell'Isaf e in un comunicato a Kabul in cui dà notizia dell'arresto del militare, la Forza internazionale sottolinea che "si è trattato di un episodio che genera un profondo rammarico e che ci spinge a presentare le nostre condoglianze ai famigliari e agli amici delle vittime".
Da parte sua il governatore di Kandahar, Toryalay Weesa, ha detto che il soldato "é fuggito dalla base americana ieri sera" e che "stamani ha aperto il fuoco su un gruppo di civili causando 16 “morti", che sono però almeno 17 secondo Lalai. Nel comunicato dell'Isaf si dice infine che le autorità americane e afghane condurranno insieme "una approfondita inchiesta" sulla strage. Secondo il portavoce dei talebani, Qari Mohammad Yusuf Ahmadi, si sarebbe trattato invece di un vero attacco, e non di un gesto isolato. Ahmadi ha detto che non uno, ma più soldati "hanno attaccato numerose case del villaggio di Balambi" e "secondo testimoni vi sarebbero una cinquantina di cadaveri", fra cui undici appartengono alla famiglia di Mohammad Wazir", uno degli anziani del villaggio.
La strage si è verificata in un momento molto delicato in Afghanistan, dopo le forti tensioni conseguenti alla vicenda dei corani bruciati da militari Usa il mese scorso in una base americana. Il mese scorso, sono morti una trentina di afghani oltre a sei soldati statunitensi.
lunedì 5 marzo 2012
L'Italia di Dalla
Non posso che condividere questa profonda considerazione di Gabriele Adinolfi.
Viaggio in un individualismo ombelicale che veste di veli la propria viltà
L’Italia che non piange mai i suoi morti in mimetica, le sue vittime sul lavoro e i suoi suicidi per la crisi.
L’Italia che non piange se stessa per le continue abdicazioni morali, per i disastri sociali cui si sottopone per ordine altrui.
L’Italia che non batte ciglio per le capitolazioni finanziarie, economiche ed energetiche che si susseguono giorno dopo giorno.
L’Italia che fu così cinica negli anni di piombo e che già mostra il medesimo cinismo ora che del revival di quegli anni sembra sul punto di fare le prove generali.
L’Italia oggi piange Lucio Dalla più di quanto pianse le vittime del terremoto aquilano.
Perché? Per un estesissimo egoismo ombelicale. E‘ innegabile che Dalla abbia scritto e cantato belle canzoni e che tutti le abbiano ascoltate e canticchiate, anche interiorizzate, ragion per cui ognuno si sente più colpito per la sua morte di quanto lo sia per quella di un uomo esemplare o di una vittima innocente. Le canzonette fanno parte della vita di ognuno, mentre la grandezza e la tragedia fanno paura e vengono esorcizzate dai più.
E questo lo sapevamo e lo accettiamo, così come accettiamo ogni piccolezza ineluttabile.
Meno accettabile è però la beatificazione del bolognese presentato ovunque come una persona straordinaria“. Sostenere un individuo che ha fatto del lerciume estetico uno stile di vita lascia alquanto perplessi. L’iter poi è quello di un personaggio il cui impegno "sociale“ e "politico“ è stato contrassegnato da una presunta giovanilissima adesione missina cui ha fatto seguito una documentata scelta comunista, ma senza rischi, senza impegni, senza assalti a palazzi d’inverno, senza salti nel buio, senza sacrifici durante i sogni/deliri collettivi. Una scelta mai rivoluzionaria ma piccista. Piccista "di destra“ ovvero: ordine e morale (per gli altri), conclusasi con una conversione religiosa. Anche questa è cosa comune e la gente mediocre non può che condividerla. Mangiapreti da giovani si diventa baciapile da vecchi sperando che ci scappi la vita eterna che fino a che il fisico era forte si negava. Più standard di così...
Insomma la grande commedia lacrimosa che si svolge intorno alla figura beatificata del compositore di testi e note è più dovuta alla piccolezza estrema della figura, esaltata proprio in quanto piccola, che non ai suoi dati salienti. La contraddizione dalliana di un’anima femminile racchiusa in un macismo peloso è sfociata in note e pensieri di genere assai particolare.
Ma non è questo che emoziona o sconcerta, che attira o repelle le folle; qualunque di queste reazioni avrebbe un senso e una dignità. Esse invece piangono Dalla e lo seppelliscono con una partecipazione totemica perché la sua continua scelta di campo comoda, tranquilla, costantemente dalla parte del più forte, accompagnata sempre da espressioni sentimentali che la nobilitano in superficie senza mai modificarne l’essenza, è esattamente quello che gli italiani oggi vogliono per se stessi.
Vogliono essere gregge, vogliono essere vili e vogliono mascherare la loro codardia esistenziale, sociale, politica, con l’ausilio di qualche sentimento contrastante, espresso, condiviso, proclamato, ma sempre innocuo e di facciata e puntualmente messo in naftalina. Allora si capisce perché ritengano Dalla una figura esemplare: in questo senso lo è stato.
Non per questo non lo si può perdonare con magnanimità, ma è il suo esser modello inconsapevole, è la formina per i disegni sulla propria sabbia (non potrebbe avere che un fondale instabile) che la collettività ha tratto da lui a fare ribrezzo.
E così oggi l’Italia vigliacca che si nobilita vestendosi pirandellianamente di veli è commossa e unita perché di fatto seppellisce se stessa.
Purtroppo è solo una cerimonia esibizionistica perché sotto terra ci resterà soltanto Dalla e gli altri continueranno a vivere esattamente come faceva lui. Ingannandosi di nobilitare un vegetare degenerescente e ingannando gli altri, che non chiedono di meglio che di essere ingannati, sul proprio essere e sulla propria natura.
Dona eis requiem!
L’Italia che non piange mai i suoi morti in mimetica, le sue vittime sul lavoro e i suoi suicidi per la crisi.
L’Italia che non piange se stessa per le continue abdicazioni morali, per i disastri sociali cui si sottopone per ordine altrui.
L’Italia che non batte ciglio per le capitolazioni finanziarie, economiche ed energetiche che si susseguono giorno dopo giorno.
L’Italia che fu così cinica negli anni di piombo e che già mostra il medesimo cinismo ora che del revival di quegli anni sembra sul punto di fare le prove generali.
L’Italia oggi piange Lucio Dalla più di quanto pianse le vittime del terremoto aquilano.
Perché? Per un estesissimo egoismo ombelicale. E‘ innegabile che Dalla abbia scritto e cantato belle canzoni e che tutti le abbiano ascoltate e canticchiate, anche interiorizzate, ragion per cui ognuno si sente più colpito per la sua morte di quanto lo sia per quella di un uomo esemplare o di una vittima innocente. Le canzonette fanno parte della vita di ognuno, mentre la grandezza e la tragedia fanno paura e vengono esorcizzate dai più.
E questo lo sapevamo e lo accettiamo, così come accettiamo ogni piccolezza ineluttabile.
Meno accettabile è però la beatificazione del bolognese presentato ovunque come una persona straordinaria“. Sostenere un individuo che ha fatto del lerciume estetico uno stile di vita lascia alquanto perplessi. L’iter poi è quello di un personaggio il cui impegno "sociale“ e "politico“ è stato contrassegnato da una presunta giovanilissima adesione missina cui ha fatto seguito una documentata scelta comunista, ma senza rischi, senza impegni, senza assalti a palazzi d’inverno, senza salti nel buio, senza sacrifici durante i sogni/deliri collettivi. Una scelta mai rivoluzionaria ma piccista. Piccista "di destra“ ovvero: ordine e morale (per gli altri), conclusasi con una conversione religiosa. Anche questa è cosa comune e la gente mediocre non può che condividerla. Mangiapreti da giovani si diventa baciapile da vecchi sperando che ci scappi la vita eterna che fino a che il fisico era forte si negava. Più standard di così...
Insomma la grande commedia lacrimosa che si svolge intorno alla figura beatificata del compositore di testi e note è più dovuta alla piccolezza estrema della figura, esaltata proprio in quanto piccola, che non ai suoi dati salienti. La contraddizione dalliana di un’anima femminile racchiusa in un macismo peloso è sfociata in note e pensieri di genere assai particolare.
Ma non è questo che emoziona o sconcerta, che attira o repelle le folle; qualunque di queste reazioni avrebbe un senso e una dignità. Esse invece piangono Dalla e lo seppelliscono con una partecipazione totemica perché la sua continua scelta di campo comoda, tranquilla, costantemente dalla parte del più forte, accompagnata sempre da espressioni sentimentali che la nobilitano in superficie senza mai modificarne l’essenza, è esattamente quello che gli italiani oggi vogliono per se stessi.
Vogliono essere gregge, vogliono essere vili e vogliono mascherare la loro codardia esistenziale, sociale, politica, con l’ausilio di qualche sentimento contrastante, espresso, condiviso, proclamato, ma sempre innocuo e di facciata e puntualmente messo in naftalina. Allora si capisce perché ritengano Dalla una figura esemplare: in questo senso lo è stato.
Non per questo non lo si può perdonare con magnanimità, ma è il suo esser modello inconsapevole, è la formina per i disegni sulla propria sabbia (non potrebbe avere che un fondale instabile) che la collettività ha tratto da lui a fare ribrezzo.
E così oggi l’Italia vigliacca che si nobilita vestendosi pirandellianamente di veli è commossa e unita perché di fatto seppellisce se stessa.
Purtroppo è solo una cerimonia esibizionistica perché sotto terra ci resterà soltanto Dalla e gli altri continueranno a vivere esattamente come faceva lui. Ingannandosi di nobilitare un vegetare degenerescente e ingannando gli altri, che non chiedono di meglio che di essere ingannati, sul proprio essere e sulla propria natura.
Dona eis requiem!
giovedì 1 marzo 2012
See that girl right next to me
You changed my face, I think I like it better now.
It doesn't matter anyhow, 'cause that's the way it is.
You said "Hello! Where the hell you been?"
I said I feel like I've been off to war, and I may never be the same again.
I made my bed, but now I can't sleep at night.
I'm tossin and turnin you know, you know it ain't right.
I'd love to beg, see, but I'm just too proud,
and I don't even know what to say, so I'm thinking out loud.
I lie in my bed, you're running through my head,
going over and over and over, the things that you said.
I'm caught in the trap, I'll run like hell right back to you,
'cause I'm sober with you and you know it beats drinking alone.
And when you dream 17,
I ain't there, so I don't care,
'cause in all my dreams I'm 23
and she's the girl right next to me.
See that girl right next to me!
It doesn't matter anyhow, 'cause that's the way it is.
You said "Hello! Where the hell you been?"
I said I feel like I've been off to war, and I may never be the same again.
I made my bed, but now I can't sleep at night.
I'm tossin and turnin you know, you know it ain't right.
I'd love to beg, see, but I'm just too proud,
and I don't even know what to say, so I'm thinking out loud.
I lie in my bed, you're running through my head,
going over and over and over, the things that you said.
I'm caught in the trap, I'll run like hell right back to you,
'cause I'm sober with you and you know it beats drinking alone.
And when you dream 17,
I ain't there, so I don't care,
'cause in all my dreams I'm 23
and she's the girl right next to me.
See that girl right next to me!
sabato 25 febbraio 2012
In attesa del castigamatti
Se lo meritano. Si meritano i torti, tant'è che plaudono ai loro fautori, agli impiccatori.
Non c'è speranza, se non nella catastrofe, se non nella dissoluzione violenta di tutti i marci pilastri di questa società.Forse solo allora si potrà finalmente parlare di questo famigerato uomo nuovo.
E fino a quel momento non potrò che manifestare il mio disagio.
Riesco solo ad approssimarmi a chi sente il vuoto, a chi sente di non esserci, a chi è davvero poca cosa, alle tante piccole nullità che avvertono l'oppressione e soffrono impotenti.
Mi sento vicino a coloro che raschiano il fondo senza proferir parola.
A quelli che hanno la fronte aggrottata e gli occhi tristi.
Alle persone che non cercano un senso a tutto questo, perché in cuor loro sanno che non c'è.
A coloro che si abbandonano a se stessi, trascendendo pienamente il drammatico reale.
Vorrei poterli salvare, ma non so nemmeno se ho i mezzi per salvar me stesso.
L'oste giudeo ci sta presentando il conto.
Bisogna però tenere a mente una cosa: lor signori si nutrono di corpi, non di anime.
Avranno i nostri scalpi, ma i nostri cuori non li avranno mai.
E quando si è nell'abisso, la morte diventa salvezza.
Ricorderei adesso chi ce lo insegnò.
Tante bellissime esplosioni di petali di ciliegio.
Non c'è speranza, se non nella catastrofe, se non nella dissoluzione violenta di tutti i marci pilastri di questa società.Forse solo allora si potrà finalmente parlare di questo famigerato uomo nuovo.
E fino a quel momento non potrò che manifestare il mio disagio.
Riesco solo ad approssimarmi a chi sente il vuoto, a chi sente di non esserci, a chi è davvero poca cosa, alle tante piccole nullità che avvertono l'oppressione e soffrono impotenti.
Mi sento vicino a coloro che raschiano il fondo senza proferir parola.
A quelli che hanno la fronte aggrottata e gli occhi tristi.
Alle persone che non cercano un senso a tutto questo, perché in cuor loro sanno che non c'è.
A coloro che si abbandonano a se stessi, trascendendo pienamente il drammatico reale.
Vorrei poterli salvare, ma non so nemmeno se ho i mezzi per salvar me stesso.
L'oste giudeo ci sta presentando il conto.
Bisogna però tenere a mente una cosa: lor signori si nutrono di corpi, non di anime.
Avranno i nostri scalpi, ma i nostri cuori non li avranno mai.
E quando si è nell'abisso, la morte diventa salvezza.
Ricorderei adesso chi ce lo insegnò.
Tante bellissime esplosioni di petali di ciliegio.
martedì 21 febbraio 2012
Nel caso a qualcuno fosse venuto qualche dubbio...
Era l'8 settembre 1944, alle tre del pomeriggio, in pieno combattimento contro bande titine.
Spostandomi da solo per organizzare l'azione dei miei, in una dolina mi imbattei in due portaferiti tedeschi sulla cui barella era steso, colpito a morte da una bomba di mortaio, un SS Grenadier di 16 anni.
Vedendomi provenire dalla linea del fuoco, mi chiese con un soffio notizie dell'azione. Gli dissi che era un osso più duro del previsto, ma che prima del tramonto l'avremmo spuntata. Lui mi afferrò la mano, fissandomi negli occhi, e mi disse nella sua lingua: "Wir werden gewinnen, Herr Leutnant? Denn wir sind richtig!" (Vinceremo, signor Tenente, vero? Perché noi abbiamo ragione!).
Gli risposi "Ich schwöre, dass wir niemals aufhören, bis wir nie gewonnen haben." (Ti giuro che non ci fermeremo mai, finché non avremo vinto.).
E il ragazzo, nel filo di vita che gli stava sfuggendo, trovò la forza di sollevare il pugno stretto, rigato di sangue, e di gridare al cielo: "NIEMALS!" (MAI!).
Ecco, è quel piccolo avverbio che io consegno a voi, giovani Camerati.
Un giovane granatiere delle SS:
mercoledì 25 gennaio 2012
I duri hanno due cuori
Un quarto alle dieci e Veleno è seduto
da Mario davanti a una grappa e a un posacicche pieno.
Lo salutano male, forse perchè sanno tutto di lui
o, almeno, ne sanno una loro versione.
Una foto di donna gli brucia da dentro la giacca
chiaramente dalla parte del cuore...
...e la gamba gli duole del peso e del freddo di un cannone
che chissà come è riuscito a trovare.
Non ha tempo nè voglia di pregare Dio perchè
vuol contare soltanto sul suo dolore, su sei colpi
e infine su di sè...
C'è chi ha scelto la donna sbagliata
e forse ha scelto per tutta la vita,
altra scelta che ha è di farla finita...
C'è chi ha scritto bestemmie sul cuore,
però i conti per sè li sa fare
e il totale non cambia anche se fa star male.
Però non piange mai
se non è davvero solo...
I duri hanno due cuori,
col cuore buono amano un po' di più.
I duri hanno due cuori
col cuore guasto odiano sempre un po' di più...
da Mario davanti a una grappa e a un posacicche pieno.
Lo salutano male, forse perchè sanno tutto di lui
o, almeno, ne sanno una loro versione.
Una foto di donna gli brucia da dentro la giacca
chiaramente dalla parte del cuore...
...e la gamba gli duole del peso e del freddo di un cannone
che chissà come è riuscito a trovare.
Non ha tempo nè voglia di pregare Dio perchè
vuol contare soltanto sul suo dolore, su sei colpi
e infine su di sè...
C'è chi ha scelto la donna sbagliata
e forse ha scelto per tutta la vita,
altra scelta che ha è di farla finita...
C'è chi ha scritto bestemmie sul cuore,
però i conti per sè li sa fare
e il totale non cambia anche se fa star male.
Però non piange mai
se non è davvero solo...
I duri hanno due cuori,
col cuore buono amano un po' di più.
I duri hanno due cuori
col cuore guasto odiano sempre un po' di più...
lunedì 23 gennaio 2012
Nel momento del bisogno
L'uomo è un animale che pensa ed è sensibile.
Negli ultimi anni sta diventando opinione comune che il pensare e l'essere sensibili...più che essere delle "qualità", siano dei veri e propri difetti, delle storture che affliggono per fortuna una minoritaria parte delle persone.
Il perchè è presto detto: sia pensare che essere sensibili sono caratteristiche che non aumentano il PIL, di conseguenza sono deleterie per l'umanità (sic!).
Io, mio malgrado, mi ritrovo purtroppo tra i malcapitati di cui sopra.
Penso.
E sono sensibile.
Stasera in particolare mi affligge un senso di smarrimeno insostenibile.
La mia sensibilità mi fa quasi "sentire cose che voi umani..."
Provo pietà e schifo verso l'uomo contemporaneo, oramai inconsapevolmente lobotomizzato dal vivere quotidiano.
Mi sento al di sopra di lui, mi sento ancora uomo.
Questo però non fa che alleviare la mia sofferenza.
Non so neanche bene perchè, ma soffro.
Avrei bisogno di qualcuno che mi mettesse una mano sulla spalla, che mi consolasse, che mi manifestasse il suo affetto con un abbraccio, che mi desse qualche buona ragione per vivere ancora.
Questo qualcuno non esiste, per lo meno nella sfera del reale.
Quindi non mi resta che rivolgermi disperatamente ad una qualche entità sovrannaturale, magari riesco a convincerli a mandare giù qualcosa...un segno ad esempio.
Avete sentito?
Se esistete davvero, e non siete solamente un'invenzione del mondo antico, fatevi vivi.
Non era questo il vostro insegnamento?
Ho smarrito la strada?
Dove ho sbagliato?
Datemi un segno, se ancora tenete ad uno dei vostri ultimi figli fecondi.
Negli ultimi anni sta diventando opinione comune che il pensare e l'essere sensibili...più che essere delle "qualità", siano dei veri e propri difetti, delle storture che affliggono per fortuna una minoritaria parte delle persone.
Il perchè è presto detto: sia pensare che essere sensibili sono caratteristiche che non aumentano il PIL, di conseguenza sono deleterie per l'umanità (sic!).
Io, mio malgrado, mi ritrovo purtroppo tra i malcapitati di cui sopra.
Penso.
E sono sensibile.
Stasera in particolare mi affligge un senso di smarrimeno insostenibile.
La mia sensibilità mi fa quasi "sentire cose che voi umani..."
Provo pietà e schifo verso l'uomo contemporaneo, oramai inconsapevolmente lobotomizzato dal vivere quotidiano.
Mi sento al di sopra di lui, mi sento ancora uomo.
Questo però non fa che alleviare la mia sofferenza.
Non so neanche bene perchè, ma soffro.
Avrei bisogno di qualcuno che mi mettesse una mano sulla spalla, che mi consolasse, che mi manifestasse il suo affetto con un abbraccio, che mi desse qualche buona ragione per vivere ancora.
Questo qualcuno non esiste, per lo meno nella sfera del reale.
Quindi non mi resta che rivolgermi disperatamente ad una qualche entità sovrannaturale, magari riesco a convincerli a mandare giù qualcosa...un segno ad esempio.
Avete sentito?
Se esistete davvero, e non siete solamente un'invenzione del mondo antico, fatevi vivi.
Non era questo il vostro insegnamento?
Ho smarrito la strada?
Dove ho sbagliato?
Datemi un segno, se ancora tenete ad uno dei vostri ultimi figli fecondi.
giovedì 19 gennaio 2012
La Storia vi giudicherà per ciò che siete
L'aeronautica italiota cancella vergognosamente
la tragedia del Cermis dal libro sui cento anni di Aviano
Da Airnews.it
PORDENONE - La tragedia del Cermis non è mai avvenuta. Almeno per il libro che celebra il secolo di attività dell'aeroporto "Pagliano e Gori" di Aviano in capo all’Aeronautica italiana, ma di fatto utilizzato dalla Base Usaf.
Già – scrive Dario Furlan su Il Gazzettino – perché in quel libro commemorativo non c’è traccia di quanto accaduto in quel febbraio del 1998, quando un velivolo militare Usa decollò dalla Base di Aviano alla volta del Trentino dove urtò i cavi di una funivia provocando la caduta di una cabina con 20 civili a bordo, morti nell’impatto col suolo.
Il volume (edito dal locale Comando dell'Aeronautica Militare italiana) è stato presentato in occasione del convegno tenutosi lo scorso novembre. Si tratta di un'opera di grande rigore storico dove è narrato quanto accaduto durante il secolo di servizio dell'aerobase, aperta nel 1911. Un tomo di 464 pagine, pesante quasi 3 chili. Sfogliandolo, però, si scopre una lacuna clamorosa: manca la menzione (nemmeno una riga) della strage del Cermis.
Eppure – osserva il giornalista del Gazzettino - sono citate tutte le operazioni che hanno visto protagonista l'aeroscalo pordenonese: dalla Prima Guerra Mondiale sino al recente intervento sulla Libia di Gheddafi, passando per i bombardamenti nell’ex Jugoslavia. Nel libro vengono citate (e a volte dettagliate) le tragedie dell'aria come la morte del pilota Mark McCarthy (schiantatosi nell'Adriatico con il suo cacciabombardiere F-16 nel 1995), dell'aviere Antoine Holt (Iraq 2004), dei sei elicotteristi precipitati sul Piave (2008) e di un altro paio periti in Kuwait nel 2003, Tutti americani.
Nessuna traccia invece delle 20 persone (civili di varie nazionalità) cadute sul Cermis. Era il 3 febbraio del 1998 quando un velivolo EA-6B dei Marines decollò da Aviano alla volta del Trentino per una missione addestrativa, durante la quale l'equipaggio violò le regole di volo (come appurato e concluso dalla Commissione parlamentare d'inchiesta) finendo per tranciare i cavi di una funivia determinando lo sgancio di una cabina (20 persone a bordo) che cadde da un'altezza di 100 metri. Gli occupanti morirono all'impatto, stritolati fra le lamiere, mentre l'aereo rientrò «ferito» alla Base. Una tragedia entrata di diritto (e a caratteri cubitali) nella storia dell'aeroporto «Pagliano e Gori» di Aviano. Ma non sul volume commemorativo che l’ha cancellata.
«Si tratta di un libro - taglia corto l’ufficiale addetto alle pubbliche relazioni del Pagliano e Gori - di promozione dell’immagine dell’aeroporto». Nulla di più. Ma non è tutto. Il libro di fatto è introvabile. Gran parte delle copie stampate sono state donate ad amici, autorità, addetti ai lavori e militari in occasione del convegno di novembre in Base. La Provincia ha contribuito con 12 mila euro e dovrebbe dotare le biblioteche, ma sino ad ora non c’è traccia.
Da una ricerca risulta invece che una copia si trova nella biblioteca civica di Godega di Sant'Urbano regalata, si presuppone, dalle grafiche De Bastiani che hanno stampato il volume pubblicato dalla Dario De Bastiani Editore di Vittorio Veneto.
giovedì 12 gennaio 2012
Il confine
Sai che c'è?
Ci sei te
da un po' in qua.
No, non capisco, ora te lo confesso.
E' assurdo sai?
Ti cerco mentre duemila "te"
mi girano intorno, mi parlano
e io non le sento
o forse sono sordo.
Le guardo e forse non le vedo.
Sarei fortunato ad averti qui,
ma non posso piangerti all'infinito,
morire qui per te.
Io lo so
come sei.
Mi fai male,
prima ferisci e scappi,
poi torni di nuovo.
Tu forse ti diverti,
io invece poco,
ma in fondo a te ci credo.
E se riuscissi a trattare me
come poi tratti l'idea di me...
Io voglio rispetto,
è un mio diritto.
Il confine tra i miei sentimenti è così sottile
che tu riesci ad uscire e a entrare.
E non capisco se
ti odio o sono innamorato di te.
giovedì 5 gennaio 2012
Bis zum ende!
Da piccolo, quando cominciavo a costruirmi pian piano una personalità, ero quasi spaventato dalle scelte difficili che la vita mi avrebbe prima o poi obbligato ad affrontare.
Ero impaurito dalla passione.
Aborrivo la violenza in ogni sua forma e manifestazione.
Non amavo l'espressione "ad ogni costo".
Mi faceva paura l'idea della morte.
Evitavo i rischi.
Mi piaceva la tranquillità,
i tessuti morbidi,
i coltelli che non tagliavano,
le tovaglie colorate.
Non so poi cosa mi sia successo.
Ho cominciato ad accettare la violenza e a farmela piacere.
La morte può solo essere una dolce compagna con cui scherzare.
La passione mi ha quasi travolto.
Ho familiarizzato coi rischi.
Ho imparato ad affilare i coltelli.
Mi vedo bene quasi sempre con le tinte scure.
Vivo come se ogni volta fosse l'ultima occasione, come se il mondo finisse domani.
Vivo come se ogni volta fosse l'ultima occasione, come se il mondo finisse domani.
E cerco sempre con ostinazione di raggiungere i miei obiettivi indipendentemente dalla loro natura e, soprattutto, a qualsiasi costo.
La vittoria è indubbiamente più gustosa quando l'alternativa è il crollo, ma sto eccedendo.
E forse me ne accorgerò un giorno, se qualcuno riuscirà a disarcionarmi.
Ma deve prima riuscirci...
La vittoria è indubbiamente più gustosa quando l'alternativa è il crollo, ma sto eccedendo.
E forse me ne accorgerò un giorno, se qualcuno riuscirà a disarcionarmi.
Ma deve prima riuscirci...
martedì 3 gennaio 2012
Aiutatemi a capire...
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