Dopo mesi di silenzio, torno a scrivere perchè vedo in Europa un condottiero da cui molti statisti dovrebbero trarre esempio.
Il suo nome è Viktor Orbàn.
Quest'uomo, sfruttando la maggioranza schiacciante in Parlamento conquistata dal suo partito (Fidesz) nelle ultime elezioni e fregandosene del ricatto di FMI ed UE (che ovviamente minacciano di bloccare i prestiti al suo paese e di trascinarlo alla Corte Europea di Giustizia) ha imposto la
quasi-nazionalizzazione della Banca Centrale Ungherese.
Le nuove leggi varate dal Parlamento hanno tolto al presidente della Banca Centrale Ungherese (Andras Simor) il diritto di nominare i suoi vice; hanno aumentato da sette a nove membri i componenti del Consiglio Monetario (che stabilisce, tra l’altro, l’entità dei tassi d’interesse) attribuendo maggior potere ai membri nominati dal governo nazionale, passati da due a tre; hanno creato un’apposita posizione per un terzo vicepresidente (anch’esso di nomina governativa).
Inoltre, grazie alla maggioranza dei due terzi che può vantare in Parlamento, Orbàn ha varato una serie di riforme costituzionali (ben sette, finora) l’ultima delle quali prevede la fusione della Banca Centrale Ungherese con l’autorità di vigilanza sui mercati finanziari, il che implica la possibilità di scavalcare il governatore della banca nelle decisioni più rilevanti.
Inutile dire che Standard & Poor’s e Moody’s si sono affrettati ad abbassare il rating ungherese a livelli da quarto mondo (semplicemente ridicoli), come sempre si fa con i recalcitranti che si vuole ricondurre all’obbedienza, strillazzando la solfa consueta, secondo la quale tali misure “restringono le prospettive di crescita economica del paese”. Infatti secondo lor signori solo lo strozzinaggio di FMI e BCE è in grado di garantire una crescita economica degna di questo nome, (l'Italia e la Grecia sono lì a dimostrarlo)
Orbán non si è lasciato intimidire.
“E’ una moda europea quella di tenere le banche centrali in una posizione di sacra indipendenza”, ha dichiarato alla stampa, “Nessuno può interferire con l’attività legislativa ungherese, nessuno al mondo può dire ai rappresentanti eletti dal popolo ungherese quali leggi approvare e quali no”.
Non crederà mica, questo demente, di dar vita ad una nazione sovrana e monetariamente autonoma in un continente di sguatteri degli Stati Uniti? Non crederà mica sul serio che “democrazia” significhi rispettare la volontà degli elettori andando contro i diktat della BCE? Perché non obbedisce e se ne sta buono, come fanno tutti, a partire dal nostro farfugliante e reverente professore?
Il parlamento ungherese, per reagire alle misure punitive europee e al fallimento dell’asta dei titoli di stato tenutasi nei giorni scorsi, ha nazionalizzato 10 miliardi di euro di fondi pensione privati.
Ha imposto alle banche di ripagare, con proprio capitale, parte dei debiti contratti in valuta estera, a partire dai mutui (SEMBRA UN SOGNO!!!)
Ha spodestato il capo della Corte Suprema, Andras Baka, sostituendolo con giudici di sua nomina.
Tunde Hando, moglie di uno dei parlamentari di Fidesz, ha ricevuto piena facoltà di nominare i nuovi magistrati, compresi quelli che andranno a rimpiazzare le dozzine di pensionamenti che si avranno da quest’anno grazie all’abbassamento dell’età pensionabile dei giudici, varata dalla stessa maggioranza parlamentare.
Ha sostituito il Consiglio Fiscale “indipendente” (cioè obbediente alle imposizioni dissanguatrici dell’UE) con un organismo dominato dai membri e dagli alleati del partito di maggioranza.
Anche a capo dell’organismo di revisione della contabilità di stato (il “Consiglio di Bilancio”, assimilabile alla nostra Corte dei Conti) è stato posto un esponente di Fidesz, di nomina parlamentare.
Ma la parte migliore sono le leggi in favore della cultura nazionale, con cui si sta cercando di sottrarre l’informazione pubblica alla schiavitù del melmoso sistema di lavaggio del cervello filostatunitense che impesta da decenni il nostro rivoltante panorama mediatico.
E’ stato imposto un tetto massimo del 20% alle notizie di cronaca nera nei telegiornali, ponendo finalmente un limite al dilagare di sarescazzi, roseolindi e annemariefranzoni che rincitrulliscono e terrorizzano i telespettatori, costringendoli a temere il nulla e a disinteressarsi delle notizie di politica e finanza, cioè di ciò che più ardentemente dovrebbero temere.
E’ stato imposto ai giornalisti investigativi l’obbligo di rivelare le proprie fonti, arginando la mareggiata di diffamazioni e calunnie senza fondamento di cui i nostri mezzi di disinformazione (con in testa la sempre sculettante “Repubblica”) si sono serviti per distruggere reputazioni e far cadere governi in ossequio alle direttive americane.
I giornalisti ungheresi, poveretti, sono già da 20 giorni in sciopero della fame contro queste leggi “liberticide” che pongono restrizioni intollerabili alla loro
inalienabile libertà di essere dei cialtroni bugiardi e venduti ai nemici del proprio paese.Sembra davvero un sogno, purtroppo, ma è bello sapere che esistono ancora luoghi, nel mondo, in cui i sogni, in un futuro nemmeno tanto remoto, potrebbero tornare ad essere realtà.
Nel preambolo della Nuova Costituzione varata dal parlamento è stato reintrodotto il riferimento alle radici cristiane del paese, ai territori perduti nel corso della Prima Guerra Mondiale ed annessi ad Austria, Romania e Repubblica Slovacca, nonché un accenno alla “Sacra Corona di re Stefano”, utilizzata per incoronare i sovrani ungheresi dal XIII secolo in avanti.
Non essendo cattolico, non ho apprezzato molto questi provvedimenti, ma trovo indubbiamente lodevole lo spirito con il quale sono stati effettuati. Insomma non credo proprio che lo abbiano fatto per avere il favore del Vaticano...
E’ stato anche stabilito che la TV ungherese dovrà trasmettere una percentuale minima del 40% di musica ungherese sul totale di musica trasmessa.
In più gli omosessuali non possono sposarsi e l’unico matrimonio riconosciuto come tale è quello eterosessuale.
Infine, orrore degli orrori: i deputati dell’opposizione, che la settimana scorsa manifestavano inermi e frementi di venerabile sdegno contro le “leggi liberticide” del governo,
sono stati arrestati dalla polizia (è verissimo!!!), compreso l’ex primo ministro Ferenc Gyurcsány.
In poche parole, il governo di Orbán ha fatto tutto ciò che Berlusconi, con la sua maggioranza, avrebbe potuto fare in Italia se solo non fosse stato l’incompetente, corrotto, semianalfabeta, pusillanime e venduto piazzista di casseruole che noi tutti sappiamo.
La cosa più divertente è stata la lettura delle prevedibili reazioni degli zampognari dell’editoria nostrana a questa sacrilega ribellione magiara al credo ideologico costituito. Da “Repubblica” al “Corriere” è tutto un coro dolente di anatemi, di atti di dolore, di dàlli al fascista, di querimonie d’onta e vituperio.
Passi Barroso, che con quella faccia da salumaio che si ritrova i ceffoni se li tira. Ma quel mostro di Orbán ha osato alzare le sue sordide mani su una donna! Vi rendete conto?
E quella donna è Hillary, la dolce Hillary, la venerea fanciulla che sghignazzava “We came, we saw, he died” di fronte al cadavere di Gheddafi ancora sanguinante. E lui l’ha presa a schiaffi! Come potremo mai ringraziarlo a sufficienza, campassimo pure cent’anni?
Da notare alcuni forbiti accorgimenti stilistici, miranti ad accrescere l’indignazione del lettore contro la setta anticristica: il parlamento magiaro non è composto a maggioranza dal partito di Orbán, ma è “dominato dal suo partito”. Quest’uomo è un dominatore, un Hitler, un Gengis Khan, come del resto lo sono tutti i capi di stato democraticamente eletti le cui decisioni non si sposano con gli interessi degli Stati Uniti e dei loro lavapiatti.
La lagna prosegue poi con la litania sulle “leggi liberticide”, cioè la nazionalizzazione della banca centrale e le “leggi che privilegiano i cristiani”, laddove, se a questo mondo esistesse ancora un po’ d’educazione, dovrebbero privilegiare i gay e i devoti del Liberismo Libico a Grappolo.
A un certo punto il tarquino sclera di brutto, forse impietrito dall’esecrando spettacolo dei poveri giornalisti costretti al digiuno protestatario sansilvestrino, al freddo e al gelo, e con sprezzo della misura definisce l’Ungheria “un paese mitteleuropeo magnifico e vitale [bontà sua] ma [MA!] sulla via di una dittatura dal crescente fetore di fascismo”. Un fetore che noi italiani, grazie a “Repubblica”, non conosceremo mai. Al massimo annuseremo quello del pesce incartato, restando troppo a lungo esposti ai suoi editoriali, ma per quello è sufficiente lavarsi le mani.
Segue poi la citazione di alcuni salmi di Hillary Clinton: “Siamo preoccupati per la democrazia in Ungheria” (Quindi? Bombe a grappolo in arrivo?) e il fremito d’orrore dinanzi all’ennesima efferatezza di Orbán, la terribile ridenominazione della “Repubblica Ungherese” in semplice “Ungheria”. Quale entità demoniaca ha potuto perpetrare quest’estremo oltraggio all'umanità???
Non v'è dubbio, un'aquila si scorge ad Est.
Cercheranno di abbatterla in tutti i modi, con tutte le armi che questi bastardi hanno a disposizione.
Usando le famose parole del Duce, si ripropone "la lotta dei popoli poveri e numerosi di braccia contro gli affamatori che detengono ferocemente il monopolio di tutele ricchezze e di tutto l'oro della terra; è la lotta dei popoli fecondi e giovani contro i popoli isteriliti e volgenti al tramonto".
Vien da pensare quindi che, data la loro superiorità in uomini, mezzi e risorse, l'Ungheria sia destinata a soccombere, ma a mio avviso
non sarà così!
Non potranno mai combattere una guerra aperta, perché la gente sta cominciando a sviluppare gli anticorpi alle loro assurde teorie economiche.
Questa compagine di delinquenti, prima o poi sarà obbligata a giocare a carte scoperte, ed è da lì che ci incammineremo sulla strada della VITTORIA FINALE!
Ad maiora!