giovedì 13 settembre 2018

L’ultima carica

Il mio cavallo ha narici calde,
muscoli tirati e sangue.
Quella vita che volevo...io me la prenderò!
Il mio nemico si nasconde
tra i girasoli di quel campo.
Questo è il nostro stendardo...adesso io caricherò!

(Sköll)

E dunque così, lentamente, dopo alterne vicende, disillusioni, scoramenti,
mi avvio verso le battute finali.
Una tenue speranza alimenta ancora il mio istinto di sopravvivenza.
Non ce ne si può disfare, fa parte dell'animale, mi fa quasi ribrezzo, ma tant'è.
Senza di lei non sarei qui, del resto.

Dopo tutto c'è tanta umana poesia in questa storiaccia.
Tanta, troppa, di sicuro non utile, ma santa.
Santa come la nutrita schiera di dolci vite che potrebbero testimoniare amore, passione, sincerità, bontà d'animo, presenza, fedeltà.
Comunque non lo faranno in maniera manifesta. Solo nei loro umili cuori cristallini.
E va benissimo così...perchè questo, di cuore, ha pompato tutto il sangue di cui era capace.

Immagini agrodolci e malinconicamente remote mi percorrsono la mente.
Quella mano, quelle labbra, quel naturale stringersi febbrilmente sotto un caldo e testardo sole di fine ottobre.
Col mare ad un tiro di schioppo
Una improbabile camicia scarlatta che non avrei mai voluto usare per celare il mio stato d'animo.


Poche ore e il destino farà il suo implacabile corso.
Vita...oppure capitolazione.
Sorrido...non dovrei?
La mano sull'elsa.
Immagine correlata

venerdì 26 agosto 2016

L'ultima occasione





 














Questo ramingo vuole essere un cavaliere, ma non ha ancora un cavallo, ha solo una spada molto affilata, a doppio taglio...
E' alle prese con la sfida della sua vita.
Lotta contro il tempo, un tempo che forse è già passato.
Uno stato di ansia perpetua lo attanaglia, lo si legge nei suoi occhi.
Siamo alle battute finali, presto sapremo cosa ne sarà della sua vita.
Lontana centinaia di chilometri, una principessa si prende cura del suo piccolo angelo.
Lo fa da sempre con la massima dedizione, nessuno glielo ha insegnato.
E' nella sua natura, è speciale e non sa d'esserlo.
E' stata lei a salvare il ramingo tempo fa.
Adesso tocca a lui salvarla.

lunedì 13 luglio 2015

Folgorante vittoria


Non sembrava vero...eppure la realtà parla chiaro...sto raggiungendo i miei traguardi impiegando meno tempo del previsto.
Il successo di oggi non si commenta...ho quasi doppiato l'obiettivo del giorno.
Continuare su questa strada e non abbassare la guardia, è questa la chiave.

venerdì 10 luglio 2015

Non ci guarderemo indietro mai



La giornata di oggi è partita bene.
Dopo mezzogiorno rischiavo di vedermi strappare la vittoria...ma quest'ultima alla fine è tornata a rifulgere.
Risultato migliore di ieri.

giovedì 9 luglio 2015

L'avanzata prosegue



Ennesima giornata vittoriosa, ho battuto le attese anche oggi.
L'impresa che sembrava impossibile...oggi concretizza ancor di più la sua possibilità di successo.

mercoledì 8 luglio 2015

Contrattacco!

http://seniorhousingforum.net/sites/seniorhousingforum.net/files/attackcat.jpg

Strepitosa sortita quella di oggi...sono andato molto oltre le attese più ottimistiche.
Un inaspettato balzo in avanti...verso la vittoria finale!

mercoledì 1 luglio 2015

La guerra continua

Dopo la battuta d'arresto di venerdì l'altro, ho recuperato d'impeto le posizioni perdute.
Obiettivo raggiunto anche oggi, anche se non oltre le attese.
Da ricordare l'impresa straordinaria di ieri, Martedì 30 Giugno, giorno in cui sono andato quasi tre volte oltre l'obiettivo prefissato.
Domani avrò il sostegno di insperati rinforzi.
Avanti così, non devo mollare.

http://www.flamesofwar.com/Portals/0/all_images/Scenarios/Campaigns/Hill112-German-03.jpg

venerdì 19 giugno 2015

Operazione Wintergewitter






Non credevo che, dopo aver perduto la donna che amavo, la mia vita si sarebbe trasformata in una sequela ininterrotta di delusioni inframmezzate da disillusioni.
Sono stato vicino al collasso fisico e psichico in più di un occasione.
Il mio corpo e la mia mente sono state duramente messe alla prova.
Ho capito cos'è l'istinto di sopravvivenza, quella forza impalpabile che ti spinge ad andare avanti col sorriso anche quando le condizioni al contorno sono tremendamente avverse.
Ho conosciuto il buio più nero, ce l'ho tutt'ora negli occhi.
Mi ritrovo in una situazione ai limiti dell'immaginabile, ma devo uscirne.
La mia voce si è affievolita sempre di più, vittima dell'ansia e di un perenne nodo alla gola.
Sebbene l'estate sia alle porte, il freddo è ancora dentro di me.
Devo reagire.

L'operazione Wintergewitter, principiata ufficialmente il 16 di questo mese, con la luna nera, è il mio tentativo disperato di risollevarmi e riconquistare i quattro quinti del terreno ingenuamente perduto.
Durerà precisamente due mesi.
Portarla a termine nei tempi e nei modi prestabiliti rappresenterà la mia nuova alba.
Nessuno potrà aiutarmi, sarò da solo in una foresta popolata da lupi affamati.
Dovrò farmi strada ogni giorno in questa selva cercando, con la massima cautela possibile, di raggiungere quotidianamente il mio obiettivo.

Quattro giorni di dura battaglia sono appena scorsi.
I primi risultati sono andati ben oltre le aspettative, infondendo in me speranza e facendomi modificare al rialzo la tabella di marcia precedentemente stilata.
Sono avanti di quasi due giorni, ma sarebbe illusorio cantar vittoria adesso.
Rimane importante aver presente che la strada che sto percorrendo non è sbagliata.
La voce mi sta gradualmente tornando e il sonno si fa più sereno.
Con l'aiuto degli Dei, spero con tutto me stesso di riuscire in questa straordinaria quanto disperata impresa.

Sursum corda.

sabato 4 ottobre 2014

Coincidenze, contingenze e conseguenze

Stanotte non sono andato a dormire...non avevo voglia.
Non sento di avere più niente da salvare.
Sto precipitando verso il basso...verso il fondo...
Tutte le cose in cui credevo vacillano o si manifestano platealmente nella loro vacuità.
Ho ventinove anni e continuo ad essere massacrato dai ricordi.
I sogni sono ormai svaniti, non c'è più nessun principio da onorare.
Tutto si inscriverebbe in una logica trita e ritrita, proprio ciò che non volevo fosse mai.
Tre storie cominciate e terminate in un mese, stroncate dalla mia insofferente esigenza.
Faccio del male, ovunque mi avvicini.
Al solito, come succede nelle borse, seguirà il famigerato effetto rimbalzo...ma il trend resterà negativo, fin quando anche il fiato non si udirà.

venerdì 4 aprile 2014

Solo il battito

Non mi interessa dormire, scriverò queste due righe.
Niente è più devastante della assoluta mancanza di voglia di vivere.
Qualsiasi cosa diventa inutile, superflua, priva di alcun fine.
Innaffiare una pianta, riordinare la casa, lavare la macchina...tutte azioni che perdono di valore e di significato.
Il degrado morale e fisico viene subito dopo.
Ci si isola da tutto e da tutti e l'odio ci pervade, estirpando ogni segno di volontà.
Il battito del cuore è l'unico dettaglio che ci fa sentire vivi.
Sguazzando nell'indifferenza ci si ritrova un giorno a fare qualche gesto eclatante.
E forse in quel momento si esprime l'ultimo barlume di umanità.

venerdì 28 marzo 2014

Roma e Chicago

Contro Roma, città dell'anima, sta Chicago, capitale del maiale. La lotta è dunque tra noi e loro: tra loro che sono bestie progredite e noi che siamo civilissimi uomini primitivi. Ecco perché l'America ci invade con la sua civiltà senza sale.
Sulla via del primato c'è John Bull e Uncle Sam.
E Cesare dovrà levarseli dai piedi.

giovedì 6 febbraio 2014

Hey ya

If I could give you
all the things you've been denied,
would it change you?
Would you feel alive?
But all that's left now
are these words that I've been trying to say to you
and together we'll get by somehow.

And I would drown to save you
from the sinking thoughts you feel
and I'll love you just the same,
so don't you ever feel ashamed.
Cause we all get tired of fighting
just to feel like we belong
and I know you feel forgotten,
but I've been here all along to say.

All you ever wanted was someone to find
The truth you hide from everyone deep inside.

And you hide yourself so deep inside.
Will I ever see...?
Ever see you...?
Now I'm the one who's been denied,
but I believe in you,
believe in you...

Hey ya...you're the only one I want...


mercoledì 15 gennaio 2014

Naked

Yeah I'm fading...and I callout...
No one hears me...
Never been, never felt, never thought I'd say a word.
Yeah I'm hiding...in the fallout...
Now I'm wasted.
They don't need me, don't want me, don't hear a word I say.
Weighed down.
Safe now.

You're naked inside your fear.
You can't take back all those years.
The shots in the dark from empty guns
are never heard by anyone.
NEVER HEARD BY ANYONE.












Inside your head...
...no one's there.
And I don't think I'll ever be.
And I don't care.

lunedì 6 gennaio 2014

Il dolore di un immortale


La solitudine è come una lente d'ingrandimento.
Se sei solo e stai bene...starai benissimo.
Se sei solo e stai male...starai malissimo.


In molti in questa vita mi hanno accusato di mostrare una insicurezza talvolta rovinosa.
Non nei dettagli del quotidiano (al cospetto dei quali ostento spesso una boriosa saccenza), ma nelle grandi questioni, proprio lì dove un uomo dotato di spina dorsale non dovrebbe esitare, tentennare...finanche cedere.
La verità è che so di non sapere, ne sono assolutamente convinto. So che c'è una risposta in ogni situazione, ma non la conosco, non ho mai elementi sufficienti per circoscriverla. Nessuno lì ha, ma a differenza degli altri, io non fingo.
E capita che mi vien meno persino la certezza di non aver operato nel modo migliore in passato. Sento di meritare il dolore che mi autoinfliggo, accusandomi di non aver sfruttato bene le occasioni che il fato mi aveva offerto.
Ma sarà poi vero? Sarà attendibile questo giudizio? Sarei davvero io il responsabile di tutta questa catastrofe? Ammesso che non sia esagerato definirla come tale...
Forse non c'è nemmeno un responsabile...e al diavolo i miei inutili sensi di colpa.
Di certo fa specie l'odio cieco che in taluni casi riesco a generare negli altri. Persone che mi hanno amato per tanto tempo, mi odiano nel modo e nella disinvoltura più inverosimili. Parole e silenzi che feriscono le membra come fendenti di sciabola e lasciano cicatrici nell'anima.
Il dolore inferto è grande, spesso insopportabile, ma non mi uccide.
Quella fiammella dentro di me, in fin di vita, non si spegne ancora.
Mai come adesso vorrei che si affievolisse inesorabilmente.
Dovrei cominciare ad odiarmi anch'io.
In fin dei conti non sono nessuno per pensare di non meritarlo.

lunedì 28 ottobre 2013

Ordinario martirio

28 Ottobre.
Qualche tempo fa sarei stato più felice in questo giorno.
Adesso la felicità non so più cosa sia, ma ci ho fatto il callo, dopo un po' ti abitui.
E' come se vivi in una stalla, dopo un po' la puzza non la senti più.
L'uomo si abitua a tutto, alla gioia e al dolore, alla violenza, all'emarginazione, all'ingiustizia.
Il rigetto è solo momentaneo, prettamente estetico, ci si incazza sul momento, si fa un po' di scena, ma nessuno vince contro i mulini a vento.
Poco dopo si torna alla base insoddisfatti, consapevoli che ogni resistenza sarà vana.
E così cadono nell'oblio le sconfitte quotidiane.
Quasi tutti sopportano.
Quelli con più palle la fanno finita, pace alla loro anima valorosa.
Gli altri stanno in silenzio, alcuni nemmeno soffrono perchè la vivono con pragmatismo.
Così è.
Giusto o sbagliato che sia.
Adesso vado, domani qualche altro principio etico soccomberà calpestato dalla ressa ignorante.

lunedì 14 ottobre 2013

The last chance

Vedo spuntare tante piccole foglioline verdi, minuscole entità vitali, quasi insignificanti.
Basterebbe appoggiarci un dito per decretarne la fine immediata.
Le guardo attentamente, più volte al giorno, come fossero delle mie creature.
Non so neanche perchè lo faccio, è un modo come un altro per sentirmi preso.
Probabilmente un giorno fioriranno, ma non sarà la loro innocente futura bellezza a salvare il mondo.
Tantomeno riusciranno a salvare me, affogato come sono in questo logorante torpore.
Mentre macino vasche fino a stremarmi, osservo scorrere inarrestabili le ultime gocce di volontà.
Si dissipano nelle mille azioni quotidiane.
Eppure sento di avere ancora qualcosa da dimostrare a qualcuno.
Qualcuno che apprezzerà.
Qualcuno con cui saprò risollevarmi.
Qualcuno con cui potrò fortemente essere nient'altro che me stesso.

venerdì 4 ottobre 2013

Semino le viole

Con la circospezione di chi non vuole urtare la sensibilità del proprio interlocutore, mi chiese:
"Lei è credente?"
Suo marito, più anziano di lei, dormiva nel suo letto, dopo una notte insonne a causa di un raffreddore.
Meditai qualche istante, mentii:
"Sì. Molto."
Quella attempata signora si rivolgeva a me come se stesse parlando ad un figlio.
Aveva ultimato solo le elementari e discorreva meglio di un laureato attuale.
"A me dispiace tanto, ma vedrà che il Signore ha in serbo un destino felice anche per lei, non si abbatta. Troverà la sua strada."
Ebbi solo la forza di dire: "Me lo auguro.", poi mi congedai con reverenza.
Prima di tornare a casa passai da un fioraio e comprai dei semi di viole.
Alla sera li riposi con accuratezza in un semenzaio di fortuna, messo a punto in pochi minuti.
Il dolore non è un buon concime.
Se non altro, attenderò la primavera in loro compagnia e con le loro stesse speranze.


domenica 8 settembre 2013

Difendere il fortino

Niente.
Nella serie di storture non riesco a vedere un disegno che abbia un senso, se non quello di arrecarmi fastidio e dolore.
Mi dispiace per dio o chi per lui.
Non so se c'è o se dorme, ma non mi merito questo.
Per non parlare di ciò che vedo attorno a me.
Dolore, violenza morale, inganno, situazioni al limite, falsi valori...
Dio non c'entra, sono gli uomini che fanno pena.
E ogni volta non mi resta che sbarrare il portone del mio fortino.
Con dentro i miei valori e tener duro.
L'alternativa è diventare come loro.
No.


domenica 25 agosto 2013

Sei un bravo ragazzo


Quante volte ho udito proferir tali parole...
Un po' come dire...non è colpa tua se ti massacrano.
Hai comunque ragione.
Come se essere innocente significasse qualcosa.
Il sangue versato te lo porti dentro.
Ferite indelebili che a lungo andare ti lacerano l'anima.
E non sarai più quello di prima.
Ti pietrificheranno il cuore.
E chissà se sarai ancora in grado di provare qualcosa...

Ho poca voglia di vivere.
Adesso riesco a comprendere situazioni che in passato mi sembravano off-limits.


martedì 23 luglio 2013

lunedì 22 luglio 2013

La caduta

Posso dire poco e fare altrettanto.
Di certo so che peggio di così non sono mai stato.
Le mie energie fisiche e mentali sono ridotte al lumicino.
Questa situazione mi sta mettendo alla prova come niente prima d'ora.
Ho il morale a pezzi e l'unica valvola di sfogo che sento di aver trovato è il nuoto.
Nuoto fino allo sfinimento, fin quando mi tremano le spalle, fin quando non ho più niente da dare.
Sembrerà una metafora, ma l'acqua mi sta tenendo a galla, o per lo meno sta prorogando...a data da destinarsi...il probabile collasso mentale che prima o poi subirò, mio malgrado.
Quali le mie colpe? Non è dato saperlo.
Chiunque da lassù stia orchestrando tutto questo...spero vivamente che abbia le sue buone ragioni.
Nessuna presunzione di sostituirmi al cielo, ma penso di non essere parziale nel credere che le mie colpe non siano tali da farmi subire questo inferno.
Al lavoro sono in bilico, non ho più le forze per far fronte ai problemi.
Oggi ho persino saltato il pranzo, non avevo voglia di mangiare.
Sto per mollare tutto.
Mi vengono in mente quegli eserciti dell'antichità...quando avevano la peggio nelle fasi decisive...tenevano duro per poi rompere i ranghi e fuggire nel disordine.
Ma perchè dovrei tener duro? Cosa ci sarebbe da difendere?
Per chi devo combattere? In difesa di quale avvenire?
Resto fermamente convinto che i grandi uomini passano a miglior vita giovani e belli.
Da vecchi non si ha più il coraggio, si torna infantili, nonostante la posta in gioco sia notevolmente più bassa.
L'immagine che mi ritorna in testa è quella del lupo, l'unico animale che mi potrebbe essere accostato. Solitario, pacato ma anche tremendamente aggressivo.
Questa rabbia dentro, forse rimarrà lì rinchiusa per tutta la mia esistenza.
Le ingiustizie che ho subito saranno sufficienti a tenerla viva per un bel po'.
Adesso lasciatemi calmare, oggi è ancora Lunedì...il giorno della Luna.

venerdì 28 giugno 2013

Agapito Malteni il ferroviere

Il dramma dell'immigrazione delle genti dell'Italia del Sud viene trattato in modo semplice, ma al tempo stesso toccante, in questa splendida canzone di Rino Gaetano.
Mi sento spesso parte di questo dramma.
E più gli anni passano...e più mi identifico in quel ferroviere.
Vorrei mettere un granellino di sabbia in questo devastante ingranaggio, ma è evidente che non c'è consapevolezza nei cuori delle persone.

Agapito Malteni era un ferroviere,
viveva a Manfredonia giù nel Tavoliere.
Buona educazione, di spirito cristiano
ed un locomotore sotto mano.
Di buona famiglia, giovane e sposato,
negli occhi si leggeva: molto complessato.
Faceva quel mestiere forse per l'amore
di viaggiare sul locomotore.


Seppure complessato, il cuore gli piangeva
quando la sua gente andarsene vedeva.
Perché la gente scappa, ancora non capiva
dall'alto della sua locomotiva.
La gente che abbandona spesso il suo paesello,
lasciando la sua falce in cambio di un martello,
è gente che ricorda nel suo cuore errante
il misero guadagno del bracciante.


Ma una tarda sera partì da torre a mare,
doveva andare a Roma e dopo ritornare.
Pensò di non partire oppure senza fretta
di lasciare il treno a Barletta.
Svelò il suo grande piano all'altro macchinista,
buono come lui ma meno utopista.
Parlò delle città, di genti emigrate
a Gorgonzola oppure a Vimercate.


E l'altro macchinista capì il suo compagno,
felice e soddisfatto del proprio guadagno.
E con le parole cercava di fermarlo,
ma fu una mano ad addormentarlo.

mercoledì 13 marzo 2013

Un'aquila si scorge ad Est




Dopo mesi di silenzio, torno a scrivere perchè vedo in Europa un condottiero da cui molti statisti dovrebbero trarre esempio.
Il suo nome è Viktor Orbàn.
Quest'uomo, sfruttando la maggioranza schiacciante in Parlamento conquistata dal suo partito (Fidesz) nelle ultime elezioni e fregandosene del ricatto di FMI ed UE (che ovviamente minacciano di bloccare i prestiti al suo paese e di trascinarlo alla Corte Europea di Giustizia) ha imposto la quasi-nazionalizzazione della Banca Centrale Ungherese.

Le nuove leggi varate dal Parlamento hanno tolto al presidente della Banca Centrale Ungherese (Andras Simor) il diritto di nominare i suoi vice; hanno aumentato da sette a nove membri i componenti del Consiglio Monetario (che stabilisce, tra l’altro, l’entità dei tassi d’interesse) attribuendo maggior potere ai membri nominati dal governo nazionale, passati da due a tre; hanno creato un’apposita posizione per un terzo vicepresidente (anch’esso di nomina governativa).
Inoltre, grazie alla maggioranza dei due terzi che può vantare in Parlamento, Orbàn ha varato una serie di riforme costituzionali (ben sette, finora) l’ultima delle quali prevede la fusione della Banca Centrale Ungherese con l’autorità di vigilanza sui mercati finanziari, il che implica la possibilità di scavalcare il governatore della banca nelle decisioni più rilevanti.
Inutile dire che Standard & Poor’s e Moody’s si sono affrettati ad abbassare il rating ungherese a livelli da quarto mondo (semplicemente ridicoli), come sempre si fa con i recalcitranti che si vuole ricondurre all’obbedienza, strillazzando la solfa consueta, secondo la quale tali misure “restringono le prospettive di crescita economica del paese”. Infatti secondo lor signori solo lo strozzinaggio di FMI e BCE è in grado di garantire una crescita economica degna di questo nome, (l'Italia e la Grecia sono lì a dimostrarlo)
Orbán non si è lasciato intimidire.
“E’ una moda europea quella di tenere le banche centrali in una posizione di sacra indipendenza”, ha dichiarato alla stampa, “Nessuno può interferire con l’attività legislativa ungherese, nessuno al mondo può dire ai rappresentanti eletti dal popolo ungherese quali leggi approvare e quali no”.
Non crederà mica, questo demente, di dar vita ad una nazione sovrana e monetariamente autonoma in un continente di sguatteri degli Stati Uniti? Non crederà mica sul serio che “democrazia” significhi rispettare la volontà degli elettori andando contro i diktat della BCE? Perché non obbedisce e se ne sta buono, come fanno tutti, a partire dal nostro farfugliante e reverente professore?
Il parlamento ungherese, per reagire alle misure punitive europee e al fallimento dell’asta dei titoli di stato tenutasi nei giorni scorsi, ha nazionalizzato 10 miliardi di euro di fondi pensione privati.
Ha imposto alle banche di ripagare, con proprio capitale, parte dei debiti contratti in valuta estera, a partire dai mutui (SEMBRA UN SOGNO!!!)
Ha spodestato il capo della Corte Suprema, Andras Baka, sostituendolo con giudici di sua nomina.
Tunde Hando, moglie di uno dei parlamentari di Fidesz, ha ricevuto piena facoltà di nominare i nuovi magistrati, compresi quelli che andranno a rimpiazzare le dozzine di pensionamenti che si avranno da quest’anno grazie all’abbassamento dell’età pensionabile dei giudici, varata dalla stessa maggioranza parlamentare.
Ha sostituito il Consiglio Fiscale “indipendente” (cioè obbediente alle imposizioni dissanguatrici dell’UE) con un organismo dominato dai membri e dagli alleati del partito di maggioranza.
Anche a capo dell’organismo di revisione della contabilità di stato (il “Consiglio di Bilancio”, assimilabile alla nostra Corte dei Conti) è stato posto un esponente di Fidesz, di nomina parlamentare.
Ma la parte migliore sono le leggi in favore della cultura nazionale, con cui si sta cercando di sottrarre l’informazione pubblica alla schiavitù del melmoso sistema di lavaggio del cervello filostatunitense che impesta da decenni il nostro rivoltante panorama mediatico.
E’ stato imposto un tetto massimo del 20% alle notizie di cronaca nera nei telegiornali, ponendo finalmente un limite al dilagare di sarescazzi, roseolindi e annemariefranzoni che rincitrulliscono e terrorizzano i telespettatori, costringendoli a temere il nulla e a disinteressarsi delle notizie di politica e finanza, cioè di ciò che più ardentemente dovrebbero temere.
E’ stato imposto ai giornalisti investigativi l’obbligo di rivelare le proprie fonti, arginando la mareggiata di diffamazioni e calunnie senza fondamento di cui i nostri mezzi di disinformazione (con in testa la sempre sculettante “Repubblica”) si sono serviti per distruggere reputazioni e far cadere governi in ossequio alle direttive americane.
I giornalisti ungheresi, poveretti, sono già da 20 giorni in sciopero della fame contro queste leggi “liberticide” che pongono restrizioni intollerabili alla loro inalienabile libertà di essere dei cialtroni bugiardi e venduti ai nemici del proprio paese.Sembra davvero un sogno, purtroppo, ma è bello sapere che esistono ancora luoghi, nel mondo, in cui i sogni, in un futuro nemmeno tanto remoto, potrebbero tornare ad essere realtà.
Nel preambolo della Nuova Costituzione varata dal parlamento è stato reintrodotto il riferimento alle radici cristiane del paese, ai territori perduti nel corso della Prima Guerra Mondiale ed annessi ad Austria, Romania e Repubblica Slovacca, nonché un accenno alla “Sacra Corona di re Stefano”, utilizzata per incoronare i sovrani ungheresi dal XIII secolo in avanti.
Non essendo cattolico, non ho apprezzato molto questi provvedimenti, ma trovo indubbiamente lodevole lo spirito con il quale sono stati effettuati. Insomma non credo proprio che lo abbiano fatto per avere il favore del Vaticano...
E’ stato anche stabilito che la TV ungherese dovrà trasmettere una percentuale minima del 40% di musica ungherese sul totale di musica trasmessa.
In più gli omosessuali non possono sposarsi e l’unico matrimonio riconosciuto come tale è quello eterosessuale.
Infine, orrore degli orrori: i deputati dell’opposizione, che la settimana scorsa manifestavano inermi e frementi di venerabile sdegno contro le “leggi liberticide” del governo, sono stati arrestati dalla polizia (è verissimo!!!), compreso l’ex primo ministro Ferenc Gyurcsány.
In poche parole, il governo di Orbán ha fatto tutto ciò che Berlusconi, con la sua maggioranza, avrebbe potuto fare in Italia se solo non fosse stato l’incompetente, corrotto, semianalfabeta, pusillanime e venduto piazzista di casseruole che noi tutti sappiamo.
La cosa più divertente è stata la lettura delle prevedibili reazioni degli zampognari dell’editoria nostrana a questa sacrilega ribellione magiara al credo ideologico costituito. Da “Repubblica” al “Corriere” è tutto un coro dolente di anatemi, di atti di dolore, di dàlli al fascista, di querimonie d’onta e vituperio.
Passi Barroso, che con quella faccia da salumaio che si ritrova i ceffoni se li tira. Ma quel mostro di Orbán ha osato alzare le sue sordide mani su una donna! Vi rendete conto?
E quella donna è Hillary, la dolce Hillary, la venerea fanciulla che sghignazzava “We came, we saw, he died” di fronte al cadavere di Gheddafi ancora sanguinante. E lui l’ha presa a schiaffi! Come potremo mai ringraziarlo a sufficienza, campassimo pure cent’anni?
Da notare alcuni forbiti accorgimenti stilistici, miranti ad accrescere l’indignazione del lettore contro la setta anticristica: il parlamento magiaro non è composto a maggioranza dal partito di Orbán, ma è “dominato dal suo partito”. Quest’uomo è un dominatore, un Hitler, un Gengis Khan, come del resto lo sono tutti i capi di stato democraticamente eletti le cui decisioni non si sposano con gli interessi degli Stati Uniti e dei loro lavapiatti.
La lagna prosegue poi con la litania sulle “leggi liberticide”, cioè la nazionalizzazione della banca centrale e le “leggi che privilegiano i cristiani”, laddove, se a questo mondo esistesse ancora un po’ d’educazione, dovrebbero privilegiare i gay e i devoti del Liberismo Libico a Grappolo.
A un certo punto il tarquino sclera di brutto, forse impietrito dall’esecrando spettacolo dei poveri giornalisti costretti al digiuno protestatario sansilvestrino, al freddo e al gelo, e con sprezzo della misura definisce l’Ungheria “un paese mitteleuropeo magnifico e vitale [bontà sua] ma [MA!] sulla via di una dittatura dal crescente fetore di fascismo”. Un fetore che noi italiani, grazie a “Repubblica”, non conosceremo mai. Al massimo annuseremo quello del pesce incartato, restando troppo a lungo esposti ai suoi editoriali, ma per quello è sufficiente lavarsi le mani.
Segue poi la citazione di alcuni salmi di Hillary Clinton: “Siamo preoccupati per la democrazia in Ungheria” (Quindi? Bombe a grappolo in arrivo?) e il fremito d’orrore dinanzi all’ennesima efferatezza di Orbán, la terribile ridenominazione della “Repubblica Ungherese” in semplice “Ungheria”. Quale entità demoniaca ha potuto perpetrare quest’estremo oltraggio all'umanità???

Non v'è dubbio, un'aquila si scorge ad Est.

Cercheranno di abbatterla in tutti i modi, con tutte le armi che questi bastardi hanno a disposizione.
Usando le famose parole del Duce, si ripropone "la lotta dei popoli poveri e numerosi di braccia contro gli affamatori che detengono ferocemente il monopolio di tutele ricchezze e di tutto l'oro della terra; è la lotta dei popoli fecondi e giovani contro i popoli isteriliti e volgenti al tramonto".

Vien da pensare quindi che, data la loro superiorità in uomini, mezzi e risorse, l'Ungheria sia destinata a soccombere, ma a mio avviso non sarà così!
Non potranno mai combattere una guerra aperta, perché la gente sta cominciando a sviluppare gli anticorpi alle loro assurde teorie economiche.
Questa compagine di delinquenti, prima o poi sarà obbligata a giocare a carte scoperte, ed è da lì che ci incammineremo sulla strada della VITTORIA FINALE!

Ad maiora!


martedì 31 luglio 2012

Un meraviglioso fuoco fatuo

Pochi sapranno cos'è un fuoco fatuo.

Si tratta di fiammelle brillanti generalmente azzurre che raramente si manifestano in luoghi come paludi, cimiteri o stagni. Oggi è noto che sono causati dalla fermentazione di resti organici, ma una volta si riteneva fossero le visive manifestazioni dell'esistenza dell'anima.

In questo triste e stagnante periodo della mia esistenza, il fato ha voluto che ne avvistassi uno.

Ci credo ancora a fatica, ma adesso il dubbio sta cedendo il passo alla paranoia.
Inizialmente ero quasi tranquillo, ma se la perdessi domani?
Lei è Lei.
Non c'è parola che possa anche solo vagamente delinearla.
Gli aggettivi non ci sono, è come voler descrivere gli dei nella lingua dei mortali.
Lei è la riscossa della Natura sulla finzione, sulla falsità, sulla mistificazione, sull'equivoco.
Quando da piccolo immaginavo le fatine alate...era lei che mi figuravo.
La donna dei miei sogni.
Doveva proprio farsi ammaliare da me, l'essere più imperfetto di questo mondo.
Quando sono al fianco di questa creatura angelica, le mie imperfezioni e le mie storture si fanno evidenti come macchie di sangue su un lenzuolo candido.
Non so nemmeno come faccio ad essere così disinvolto davanti ad una tale meraviglia.
La sua presenza è una luce immacolata che investe col suo magico chiarore i miei giorni.
La perfezione non esiste, perché nessuno può essere Lei.

mercoledì 11 luglio 2012

Nervi a fior di pelle


"...ho gridato ed ho pianto per l'amore, non per la viltà..."

Sono le 10 di mattina e sono ancora nel letto.
Dovrei essere in ufficio alle 9.
Non va così bene.
Qualcuno mi ha detto che tra non molto rimpiangerò giorni come questi.
Nessuno però mi ha mai spiegato il motivo per cui il mondo mi voglia in ginocchio.
Ma qui parliamo sempre di persone...
Quando si parla di persone, si parla di povere esistenze.
Ci si riferisce a delle inutili entità ignare di cosa succede attorno a loro.
Completamente estraniate dal contesto reale, la plebaglia ama starnazzare nel pollaio, ansiosa di colpire alle spalle il pollo vicino, nella speranza di sentirsi più forte, pur rimanendo all'interno del medesimo pollaio.
Beati loro.
Le mie ali saranno pur stanche, ma funzionano ancora.

mercoledì 13 giugno 2012

Una gabbia piacevole, idonea per lo meno


















150 dovrebbero essere sufficienti.
Dal resto so bene che in realtà userò solo i primi 80.
Se avesse avuto solo un posto, sarei stato meglio.
Purtroppo dovrò accettare, spero in poche occasioni, l'idea di scarrozzare qualche rifiuto umano per convenienza.
Nella vita non si può sempre avere tutto, ma quando si può, si vive meglio.

lunedì 7 maggio 2012

Al peggior offerente

In città si può diventare arroganti o farabutti.
Lui è diventato farabutto.

Sulla mia vita non si può girare un film,
ma una serie televisiva sì.
E' ciclica.
C'è l'eterno ritorno e il ritorno dell'eterno.
Non potranno mai dire che mi sono venduto.
Ci ho onestamente provato diverse volte, senza riuscirci.
Non ci sono proprio riuscito mai, nonostante abbia tentato a più riprese di calarmi nella parte.
Non c'è storia.
Le merci non mi si addicono.
Morirei piuttosto.
E quando senti la tua pseudo-compagna affermare...

"Per vendersi sul mercato bisogna impegnarsi!"

...prima ti manca il fiato, poi ridi...poi guardi il cielo e gli chiedi:

"Potevamo meritare di peggio?"

Con le stelle che luccicano, come per scuotere il capo.

Una moto tra le gambe. Questa sì.
Forse la più bella cosa che abbia fatto mai.

lunedì 30 aprile 2012

Sangue pazzo


L'immagine coi canini in vista trae in inganno.
Il problema è inverso.
Ti farei bere il mio sangue volentieri, se servisse. Lo sai?
Non vuoi nemmeno il tuo, questo è il dilemma.

Perché ti fai del male?
Perché ti vai contro?
Permettimi di salvarti, ti prego.
Se non ti piace, dopo distruggi pure tutto.
Ma dopo.
Dammi tempo fino al 13, poi decidi.
Sei preziosa come nessuno.
Non buttarti via.

lunedì 23 aprile 2012

Metamorfosi embrionale

D'ora in poi non ho più una patria.
Non mi interessano le persone, tanto meno il loro desolante destino.
Per me sono stranieri, tutti.
Sarò nomade dentro, prenderò quanto mi serve per poi buttar via.
Se un giorno si vedrà l'aurora, mi scoprirò il viso,
ma fino ad allora sarò per tutti uno sconosciuto.
Non parlatemi di buon senso, ne misconosco il significato.




















Sì, non sono stato chiaro perché non posso esserlo.
Posso solo essere buio, esplicitamente buio.
Spegnete le luci.

domenica 22 aprile 2012

Infranto un sogno, non se ne fa un altro

Ti tradiscono per uno con un'età di decine di anni più in là, tu le perdoni, poi ti lasciano.
Ti chiedono soldi, poi ti mentono ripetutamente e negano l'evidenza.

Con tutta la mia buona volontà...come potrei, sulla base della mia esperienza, farmi un'idea edificante delle donne?
Non dico che sia necessario essere integerrimi, ma come minimo accettare l'evidenza, evitando di ricorrere a stratagemmi da dilettante per divincolarsi.
Tanto oggi l'onore non conta più.
Bene o male tutti perdono la faccia, per poi riacquistarla come nuova.

Avrei dovuto evitare di nascere, ma non ho potuto.

mercoledì 18 aprile 2012

Laser


Questo giocattolino sarà mio a breve...

Le mani adunche del giudeo




Dovrebbero far riflettere i due traguardi dapprima sbandierati e poi volontariamente glissati dallo sceriffo/vampiro.
Promise il taglio degli stipendi dei parlamentari...per poi rimandarlo a data da destinarsi.
Ribadì la necessità di elargire ai contribuenti onesti (in questo Paese di disonesti...) una parte del "tesoretto" accumulato dalla lotta all'evasione fiscale...ma anche questo obiettivo è magicamente saltato pochi giorni fa.
E' ovvio che quei soldi...è meglio se vanno alle povere banche bisognose.

Eccone un altro a cui vorrei fare ingoiare un po' di monetine...

domenica 15 aprile 2012

Ti ucciderò

E' l'italica denominazione di una ammirevole pellicola di produzione austriaca.
Ho avuto modo di ammirarne i silenzi giusto ieri sera, nella più totale solitudine, in un letto sempre troppo sovradimensionato, con le lenzuola di flanella appena messe.
Abbandonato, nella destra una tazza di sidro di mele con qualche cubetto, mi sono compiaciuto del penetrante sguardo dell'attore protagonista.
Un film che ti lascia qualcosa.
Molti significanti, pochi significati.
Ben inteso, non si tratta di un capolavoro, ma almeno quando lo guardi non hai la chiara impressione che il regista ti stia scodellando dei messaggi.
Sì allontana dalla volgarità, nonostante l'umile scenario rurale su cui si sofferma lungamente.
E' stato un bel modo di ammazzare il tempo, anche se in fin dei conti è sempre lui che ci ammazza.
E'  una piccola soddisfazione l'esserne consapevoli.






Anche la mia vendetta arriverà.
Ti rovinerò la vita, così come tu hai rovinato il mio cuore.
Sei talmente idiota da non averlo ancora realizzato.
Piccola insignificante consumatrice.
Ti ammazzerei riempiendoti la bocca di monete da due euro.

sabato 14 aprile 2012

Armageddon

Se avessi la possibilità di cancellare l'intera umanità in un istante, lo farei immediatamente.
A costo di includere me stesso in questa colossale apocalisse.
A costo di premere io stesso il bottone rosso.

Ora arrestatemi preventivamente.

venerdì 6 aprile 2012

Il bisogno di abbandono


Avvezzo sin dalla tenera età a considerare le leggi e soprattutto i precisi codici comportamentali e morali come la panacea dei mali e di tutto ciò che può essergli nocivo, l'uomo moderno sta perdendo di vista quanto di umano gli potrebbe rimanere in questa società disumana: l'abbandono.
Gli ierofanti della falsa libertà non ci hanno mai spiegato come mai nella nostra vita di tutti i giorni, specie nelle attività che ci permettono il sostentamento, siamo costretti a sottoporci ad una interminabile serie di regole stringenti e quasi mai redatte.
Va da sè che dopo un'intera giornata di costrizioni che nulla hanno a che fare con la nostra natura, sentiamo tutti quanti il bisogno di farla finita con le regole, sfogandoci nelle poche attività in cui lor signori ci permettono di produrci senza impedimenti e vessazioni.
L'uomo di oggi si sfoga nell'alimentazione più indiscriminata, nella violenza domestica, nella perversione sessuale, nella trasgressione fine a se stessa, nell'abuso di alcool e nelle droghe.
Tutto questo perchè durante il giorno, non ha fatto altro che allinearsi, da bravo volontario automa, tra i ranghi degli sconfortanti reggimenti che il potere delle multinazionali ha saputo creare.
Nessuno oggi rivendica la forte necessità di tornare a dar spazio a ciò che è umano.
L'uomo non è fatto per vivere come un robot.
Le regole non sono umane.
Indubbiamente per vivere in società bisogna rinunciare ad un minimo di libertà, ma è altresì chiaro che oggi quel minino è diventato un massimo.
Nella pratica ci sottopongono il massimo delle regole che, a loro dire, possiamo sostenere.
Il ragionamento è dunque invertito.
L'uomo ha bisogno di abbandono. Ha bisogno di prodursi senza steccati, liberando il suo estro in barba ad ogni regola.
Non si tratta di trasgressione.
In quest'ultima è scontata l'identificazione della norma e di conseguenza la ragion d'essere della sua violazione.
Si dovrebbero invece MISCONOSCERE le regole, ignorarle!
Dimenticarsi della loro esistenza.
Smarrire il concetto stesso di regola.
Uscir fuori dai modi per pervenire là dove non v'è più modo!
Quando l'umanità ci riuscirà...sarà fatta.

martedì 3 aprile 2012

Deis Gratias!

Da ieri è finito sottoterra Rosario Bentivegna, autore dell’attentato di Via Rasella dove, il 23 marzo 1944, venne fatto esplodere un ordigno che uccise trentatré soldati altoatesini della sussistenza (SS-Polizeiregiment, nostri alleati), praticamente inermi, e due civili italiani, di cui un bambino.
Altre persone morirono nei giorni successivi a causa delle ferite riportate.
L’indomani, per rappresaglia di guerra, fu applicata la decimazione alle Fosse Ardeatine e tutta la dirigenza partigiana filo-inglese venne passata per le armi insieme con i dissidenti comunisti di Bandiera Rossa.
Più di uno storico avrebbe poi ipotizzato che quell’inutile strage fosse stata consumata proprio per consentire al partito comunista e agli americani (che ne coordinavano le azioni) di sbarazzarsi dei rivali interni.
Fatto sta che in un Paese in cui in futuro combattenti coraggiosi (e che ci avrebbero messo la faccia) quali Curcio, Franceschini, Concutelli, Tuti, sarebbero stati condannati quali terroristi, i bombaroli non propriamente coraggiosi di allora avrebbero invece ottenuto medaglie al valore dai loro stessi compagni. Nello stile “se la cantano e se la suonano”.

Bentivegna ha resistito nella sua squallida esistenza biologica fino a novant’anni, ricevendo sussidi da questo Stato ignobile per le sue "opere" e comprovando (com’è il caso di altri della sua progenie) quanto poco fosse caro agli Dei.

Ora giace tra i vermi.

Deis Gratias!

P.S.: come molti altri suoi compagni, è stato anche lui "fascistissimo", come dimostra questa fotografia d'epoca.


domenica 1 aprile 2012

Cattiva

A volte le canzoni le scrivono per me.

Ultimamente sei tu a decidere la strada,
io resto dietro di te.
Raccolgo i sassi rotondi in una scatola quadrata, un passatempo inutile.
Sinceramente da un po’ si vive alla giornata,
non posso dire di no.
Usciamo fuori dal quartiere una volta al mese solo di sabato,
ma pensa che coincidenza...

E’ stato lui, io lo so.
No, io non credo alla campana degli innocentisti perchè...
...anticamente ero io un centurione con la spada e non lo posso difendere.
Mi ricordo quando ci fu Galileo e Giovanna D’Arco,
ero presente in piazza.
Provavo immenso piacere,
mi sentivo bene a vedere come si muore.
Sono di un’altra razza.

Chiedi un autografo all’assassino,
guarda il colpevole da vicino
e approfitta finche’ resta dov’é.
Toccagli la gamba, fagli una domanda
cattiva...spietata...
...con il foro di entrata, senza visto di uscita.

E' la mia curiosità impregnata
di pioggia televisiva...
...comincia un’altra partita....        

venerdì 30 marzo 2012

Non si sfugge dalla macchina

Il dandy solo conosce la noia.
La donna non può, perché non pensa.
(Baudelaire)

Mercoledì a mezzogiorno in questa verdeggiante cittadina, mentre muovevo alla volta di casa per far tacer lo stomaco e rilassare i sensi, mi sono imbattuto in uno strano individuo barbuto che, seduto su una panchina, blaterava solitario ad alta voce.
L'aria era calma, la strada quasi desolata, si vedevano appena due o tre viandanti.
Mi trovo a passare a un metro da lui.
"Viviamo nei campi di concentramento di Hitler! I campi di concentramento di Hitler erano così! Erano questi!".
Tediato da questo suo inutile farfugliare, fui tentato a rispondergli sorridente "Evidentemente aveva ragione! Era un pioniere!".
Poi però ci pensai per qualche attimo.
Pensai alla mia triste routine quotidiana, triste quanto quella di milioni di altre persone.
Pensai all'inesistenza di alternative.
Pensai agli orari non modificabili ai quali sono soggetto.
Passando d'avanti alla superficie specchiata di un portone, mi accorsi di avere un'espressione ansiosa.
La mutai velocemente ed ecco che qualcosa mi fu chiaro.

On ne echappe pas à la machine!

Siamo in una immensa catena di montaggio alla quale non c'è modo di sottrarsi.
Nessuno si pone più questo problema. Tutti cercano lavoro.
Un lavoro che non ci compete, CHE NON E' L'UOMO!
Non che l'uomo sia tutta questa bellezza, ma almeno capiamo cosa è altro da noi.
Vogliono sentirsi "super-impegnati". Credono che questa inumana condizione li faccia stare bene.
Di certo hanno l'impressione di essere migliori di coloro che, per un motivo o per un altro, sono meno impegnati.
La mia attuale compagna passa 11 ore della sua inutile giornata lavorando senza sosta, bevendo solo un caffè a pranzo.Nelle ore che le restano...dorme.
Così ammazza il tempo.
Ma la realtà inconfessabile è che il tempo la sta ammazzando ogni giorno di più.
Lei però non se ne avvede. O non le interessa.
Non pensa.
Tante come lei.
Tutte.

venerdì 16 marzo 2012

Sangue estinto



Noi siamo uomini d'oggi.
Siamo soli.
Non abbiamo più dei. Non abbiamo più idee.
Non crediamo né a Gesù Cristo né a Marx.
Bisogna che immediatamente, subito, in questo stesso attimo,
costruiamo la torre della nostra disperazione e del nostro orgoglio.
Con il sudore ed il sangue di tutte le classi dobbiamo, costruire una patria come non si è mai vista;
compatta come un blocco d'acciaio, come una calamita.
Tutta la limatura d'Europa vi si aggregherà, per amore o per forza.
E allora davanti al blocco della nostra Europa,
l'Asia, l'America e l'Africa diventeranno polvere.





Pierre Drieu La Rochelle, poco prima di suicidarsi, il 16 Marzo 1945


lunedì 12 marzo 2012

L'asse del bene all'opera...


Ansa 12/03/2012

Un soldato americano ha improvvisamente aperto il fuoco ieri all'alba contro quattro abitazioni in un villaggio della provincia meridionale afghana di Kandahar, causando la morte di almeno 17 persone, tra cui donne e bambini secondo fonti locali, prima di consegnarsi ed essere arrestato da militari della Forza internazionale di assistenza alla sicurezza (Isaf).


Il militare, che soffriva di un esaurimento nervoso e la cui identità non è stata resa nota, ha lasciato la base nelle prime ore del mattino e ha aperto il fuoco contro tre abitazioni nel villaggio di Alkozai. Dopo la sparatoria, il soldato si è costituito alle autorità americane.

Non si conoscono ancora le ragioni del gesto raccontato alla stampa da Hajji Agha Lalai, membro per il distretto di Panjwae nel consiglio provinciale di Kandahar, che ha detto di esserne venuto a conoscenza da alcuni testimoni oculari. Nel distretto di Panjwae si trova una base dell'Isaf e in un comunicato a Kabul in cui dà notizia dell'arresto del militare, la Forza internazionale sottolinea che "si è trattato di un episodio che genera un profondo rammarico e che ci spinge a presentare le nostre condoglianze ai famigliari e agli amici delle vittime".

Da parte sua il governatore di Kandahar, Toryalay Weesa, ha detto che il soldato "é fuggito dalla base americana ieri sera" e che "stamani ha aperto il fuoco su un gruppo di civili causando 16 “morti", che sono però almeno 17 secondo Lalai. Nel comunicato dell'Isaf si dice infine che le autorità americane e afghane condurranno insieme "una approfondita inchiesta" sulla strage. Secondo il portavoce dei talebani, Qari Mohammad Yusuf Ahmadi, si sarebbe trattato invece di un vero attacco, e non di un gesto isolato. Ahmadi ha detto che non uno, ma più soldati "hanno attaccato numerose case del villaggio di Balambi" e "secondo testimoni vi sarebbero una cinquantina di cadaveri", fra cui undici appartengono alla famiglia di Mohammad Wazir", uno degli anziani del villaggio.

La strage si è verificata in un momento molto delicato in Afghanistan, dopo le forti tensioni conseguenti alla vicenda dei corani bruciati da militari Usa il mese scorso in una base americana. Il mese scorso, sono morti una trentina di afghani oltre a sei soldati statunitensi.

lunedì 5 marzo 2012

L'Italia di Dalla

Non posso che condividere questa profonda considerazione di Gabriele Adinolfi.


Viaggio in un individualismo ombelicale che veste di veli la propria viltà


L’Italia che non piange mai i suoi morti in mimetica, le sue vittime sul lavoro e i suoi suicidi per la crisi.
L’Italia che non piange se stessa per le continue abdicazioni morali, per i disastri sociali cui si sottopone per ordine altrui.
L’Italia che non batte ciglio per le capitolazioni finanziarie, economiche ed energetiche che si susseguono giorno dopo giorno.
L’Italia che fu così cinica negli anni di piombo e che già mostra il medesimo cinismo ora che del revival di quegli anni sembra sul punto di fare le prove generali.
L’Italia oggi piange Lucio Dalla più di quanto pianse le vittime del terremoto aquilano.
Perché? Per un estesissimo egoismo ombelicale. E‘ innegabile che Dalla abbia scritto e cantato belle canzoni e che tutti le abbiano ascoltate e canticchiate, anche interiorizzate, ragion per cui ognuno si sente più colpito per la sua morte di quanto lo sia per quella di un uomo esemplare o di una vittima innocente. Le canzonette fanno parte della vita di ognuno, mentre la grandezza e la tragedia fanno paura e vengono esorcizzate dai più.
E questo lo sapevamo e lo accettiamo, così come accettiamo ogni piccolezza ineluttabile.

Meno accettabile è però la beatificazione del bolognese presentato ovunque come una persona straordinaria“. Sostenere un individuo che ha fatto del lerciume estetico uno stile di vita lascia alquanto perplessi. L’iter poi è quello di un personaggio il cui impegno "sociale“ e "politico“ è stato contrassegnato da una presunta giovanilissima adesione missina cui ha fatto seguito una documentata scelta comunista, ma senza rischi, senza impegni, senza assalti a palazzi d’inverno, senza salti nel buio, senza sacrifici durante i sogni/deliri collettivi. Una scelta mai rivoluzionaria ma piccista. Piccista "di destra“ ovvero: ordine e morale (per gli altri), conclusasi con una conversione religiosa. Anche questa è cosa comune e la gente mediocre non può che condividerla. Mangiapreti da giovani si diventa baciapile da vecchi sperando che ci scappi la vita eterna che fino a che il fisico era forte si negava. Più standard di così...
Insomma la grande commedia lacrimosa che si svolge intorno alla figura beatificata del compositore di testi e note è più dovuta alla piccolezza estrema della figura, esaltata proprio in quanto piccola, che non ai suoi dati salienti. La contraddizione dalliana di un’anima femminile racchiusa in un macismo peloso è sfociata in note e pensieri di genere assai particolare.

Ma non è questo che emoziona o sconcerta, che attira o repelle le folle; qualunque di queste reazioni avrebbe un senso e una dignità. Esse invece piangono Dalla e lo seppelliscono con una partecipazione totemica perché la sua continua scelta di campo comoda, tranquilla, costantemente dalla parte del più forte, accompagnata sempre da espressioni sentimentali che la nobilitano in superficie senza mai modificarne l’essenza, è esattamente quello che gli italiani oggi vogliono per se stessi.
Vogliono essere gregge, vogliono essere vili e vogliono mascherare la loro codardia esistenziale, sociale, politica, con l’ausilio di qualche sentimento contrastante, espresso, condiviso, proclamato, ma sempre innocuo e di facciata e puntualmente messo in naftalina. Allora si capisce perché ritengano Dalla una figura esemplare: in questo senso lo è stato.
Non per questo non lo si può perdonare con magnanimità, ma è il suo esser modello inconsapevole, è la formina per i disegni sulla propria sabbia (non potrebbe avere che un fondale instabile)  che la collettività ha tratto da lui a fare ribrezzo.
E così oggi l’Italia vigliacca che si nobilita vestendosi pirandellianamente di veli è commossa e unita perché di fatto seppellisce se stessa.
Purtroppo è solo una cerimonia esibizionistica perché sotto terra ci resterà soltanto Dalla e gli altri continueranno a vivere esattamente come faceva lui. Ingannandosi di nobilitare un vegetare degenerescente e ingannando gli altri, che non chiedono di meglio che di essere ingannati, sul proprio essere e sulla propria natura.
Dona eis requiem!

giovedì 1 marzo 2012

See that girl right next to me

You changed my face, I think I like it better now.
It doesn't matter anyhow, 'cause that's the way it is.
You said "Hello! Where the hell you been?"
I said I feel like I've been off to war, and I may never be the same again.

I made my bed, but now I can't sleep at night.
I'm tossin and turnin you know, you know it ain't right.
I'd love to beg, see, but I'm just too proud,
and I don't even know what to say, so I'm thinking out loud.

I lie in my bed, you're running through my head,
going over and over and over, the things that you said.
I'm caught in the trap, I'll run like hell right back to you,
'cause I'm sober with you and you know it beats drinking alone.

And when you dream 17,
I ain't there, so I don't care,
'cause in all my dreams I'm 23
and she's the girl right next to me.
See that girl right next to me!

sabato 25 febbraio 2012

In attesa del castigamatti

Se lo meritano. Si meritano i torti, tant'è che plaudono ai loro fautori, agli impiccatori.
Non c'è speranza, se non nella catastrofe, se non nella dissoluzione violenta di tutti i marci pilastri di questa società.Forse solo allora si potrà finalmente parlare di questo famigerato uomo nuovo.

E fino a quel momento non potrò che manifestare il mio disagio.
Riesco solo ad approssimarmi a chi sente il vuoto, a chi sente di non esserci, a chi è davvero poca cosa, alle tante piccole nullità che avvertono l'oppressione e soffrono impotenti.
Mi sento vicino a coloro che raschiano il fondo senza proferir parola.
A quelli che hanno la fronte aggrottata e gli occhi tristi.
Alle persone che non cercano un senso a tutto questo, perché in cuor loro sanno che non c'è.
A coloro che si abbandonano a se stessi, trascendendo pienamente il drammatico reale.
Vorrei poterli salvare, ma non so nemmeno se ho i mezzi per salvar me stesso.

L'oste giudeo ci sta presentando il conto.
Bisogna però tenere a mente una cosa: lor signori si nutrono di corpi, non di anime.
Avranno i nostri scalpi, ma i nostri cuori non li avranno mai.
E quando si è nell'abisso, la morte diventa salvezza.
Ricorderei adesso chi ce lo insegnò.
Tante bellissime esplosioni di petali di ciliegio.


martedì 21 febbraio 2012

Nel caso a qualcuno fosse venuto qualche dubbio...



Era l'8 settembre 1944, alle tre del pomeriggio, in pieno combattimento contro bande titine.
Spostandomi da solo per organizzare l'azione dei miei, in una dolina mi imbattei in due portaferiti tedeschi sulla cui barella era steso, colpito a morte da una bomba di mortaio, un SS Grenadier di 16 anni.
Vedendomi provenire dalla linea del
fuoco, mi chiese con un soffio notizie dell'azione. Gli dissi che era un osso più duro del previsto, ma che prima del tramonto l'avremmo spuntata. Lui mi afferrò la mano, fissandomi negli occhi, e mi disse nella sua lingua: "Wir werden gewinnen, Herr Leutnant? Denn wir sind richtig!" (Vinceremo, signor Tenente, vero? Perché noi abbiamo ragione!).
Gli risposi "Ich schwöre, dass wir niemals aufhören, bis wir nie gewonnen haben." (Ti giuro che non ci fermeremo mai, finché non avremo vinto.).
E il ragazzo, nel filo di vita che gli stava sfuggendo, trovò la forza di sollevare
il pugno stretto, rigato di sangue, e di gridare al cielo: "NIEMALS!" (MAI!).
Ecco, è quel piccolo avverbio che io consegno a voi, giovani Camerati.


Un giovane granatiere delle SS:

mercoledì 25 gennaio 2012

I duri hanno due cuori

Un quarto alle dieci e Veleno è seduto
da Mario davanti a una grappa e a un posacicche pieno.
Lo salutano male, forse perchè sanno tutto di lui
o, almeno, ne sanno una loro versione.
Una foto di donna gli brucia da dentro la giacca
chiaramente dalla parte del cuore...
...e la gamba gli duole del peso e del freddo di un cannone
che chissà come è riuscito a trovare.
Non ha tempo nè voglia di pregare Dio perchè
vuol contare soltanto sul suo dolore, su sei colpi
e infine su di sè...


C'è chi ha scelto la donna sbagliata
e forse ha scelto per tutta la vita,
altra scelta che ha è di farla finita...
C'è chi ha scritto bestemmie sul cuore,
però i conti per sè li sa fare
e il totale non cambia anche se fa star male.
Però non piange mai
se non è davvero solo...
I duri hanno due cuori,
col cuore buono amano un po' di più.
I duri hanno due cuori
col cuore guasto odiano sempre un po' di più...

lunedì 23 gennaio 2012

Nel momento del bisogno

L'uomo è un animale che pensa ed è sensibile.
Negli ultimi anni sta diventando opinione comune che il pensare e l'essere sensibili...più che essere delle "qualità", siano dei veri e propri difetti, delle storture che affliggono per fortuna una minoritaria parte delle persone.
Il perchè è presto detto: sia pensare che essere sensibili sono caratteristiche che non aumentano il PIL, di conseguenza sono deleterie per l'umanità (sic!).
Io, mio malgrado, mi ritrovo purtroppo tra i malcapitati di cui sopra.
Penso.
E sono sensibile.

Stasera in particolare mi affligge un senso di smarrimeno insostenibile.
La mia sensibilità mi fa quasi "sentire cose che voi umani..."
Provo pietà e schifo verso l'uomo contemporaneo, oramai inconsapevolmente lobotomizzato dal vivere quotidiano.
Mi sento al di sopra di lui, mi sento ancora uomo.
Questo però non fa che alleviare la mia sofferenza.
Non so neanche bene perchè, ma soffro.
Avrei bisogno di qualcuno che mi mettesse una mano sulla spalla, che mi consolasse, che mi manifestasse il suo affetto con un abbraccio, che mi desse qualche buona ragione per vivere ancora.
Questo qualcuno non esiste, per lo meno nella sfera del reale.
Quindi non mi resta che rivolgermi disperatamente ad una qualche entità sovrannaturale, magari riesco a convincerli a mandare giù qualcosa...un segno ad esempio.

Avete sentito?
Se esistete davvero, e non siete solamente un'invenzione del mondo antico, fatevi vivi.
Non era questo il vostro insegnamento?
Ho smarrito la strada?
Dove ho sbagliato?
Datemi un segno, se ancora tenete ad uno dei vostri ultimi figli fecondi.

giovedì 19 gennaio 2012

La Storia vi giudicherà per ciò che siete



L'aeronautica italiota cancella vergognosamente
la tragedia del Cermis dal libro sui cento anni di Aviano




Da Airnews.it
PORDENONE - La tragedia del Cermis non è mai avvenuta. Almeno per il libro che celebra il secolo di attività dell'aeroporto "Pagliano e Gori" di Aviano in capo all’Aeronautica italiana, ma di fatto utilizzato dalla Base Usaf.
Già – scrive Dario Furlan su Il Gazzettino – perché in quel libro commemorativo non c’è traccia di quanto accaduto in quel febbraio del 1998, quando un velivolo militare Usa decollò dalla Base di Aviano alla volta del Trentino dove urtò i cavi di una funivia provocando la caduta di una cabina con 20 civili a bordo, morti nell’impatto col suolo.
Il volume (edito dal locale Comando dell'Aeronautica Militare italiana) è stato presentato in occasione del convegno tenutosi lo scorso novembre. Si tratta di un'opera di grande rigore storico dove è narrato quanto accaduto durante il secolo di servizio dell'aerobase, aperta nel 1911. Un tomo di 464 pagine, pesante quasi 3 chili. Sfogliandolo, però, si scopre una lacuna clamorosa: manca la menzione (nemmeno una riga) della strage del Cermis.
Eppure – osserva il giornalista del Gazzettino - sono citate tutte le operazioni che hanno visto protagonista l'aeroscalo pordenonese: dalla Prima Guerra Mondiale sino al recente intervento sulla Libia di Gheddafi, passando per i bombardamenti nell’ex Jugoslavia. Nel libro vengono citate (e a volte dettagliate) le tragedie dell'aria come la morte del pilota Mark McCarthy (schiantatosi nell'Adriatico con il suo cacciabombardiere F-16 nel 1995), dell'aviere Antoine Holt (Iraq 2004), dei sei elicotteristi precipitati sul Piave (2008) e di un altro paio periti in Kuwait nel 2003, Tutti americani.
Nessuna traccia invece delle 20 persone (civili di varie nazionalità) cadute sul Cermis. Era il 3 febbraio del 1998 quando un velivolo EA-6B dei Marines decollò da Aviano alla volta del Trentino per una missione addestrativa, durante la quale l'equipaggio violò le regole di volo (come appurato e concluso dalla Commissione parlamentare d'inchiesta) finendo per tranciare i cavi di una funivia determinando lo sgancio di una cabina (20 persone a bordo) che cadde da un'altezza di 100 metri. Gli occupanti morirono all'impatto, stritolati fra le lamiere, mentre l'aereo rientrò «ferito» alla Base. Una tragedia entrata di diritto (e a caratteri cubitali) nella storia dell'aeroporto «Pagliano e Gori» di Aviano. Ma non sul volume commemorativo che l’ha cancellata.
«Si tratta di un libro - taglia corto l’ufficiale addetto alle pubbliche relazioni del Pagliano e Gori - di promozione dell’immagine dell’aeroporto». Nulla di più. Ma non è tutto. Il libro di fatto è introvabile. Gran parte delle copie stampate sono state donate ad amici, autorità, addetti ai lavori e militari in occasione del convegno di novembre in Base. La Provincia ha contribuito con 12 mila euro e dovrebbe dotare le biblioteche, ma sino ad ora non c’è traccia.
Da una ricerca risulta invece che una copia si trova nella biblioteca civica di Godega di Sant'Urbano regalata, si presuppone, dalle grafiche De Bastiani che hanno stampato il volume pubblicato dalla Dario De Bastiani Editore di Vittorio Veneto.

giovedì 12 gennaio 2012

Nonostante il dolore che mi hai causato



                            Mi piace ricordarti così

Il confine



Sai che c'è?
Ci sei te
da un po' in qua.
No, non capisco, ora te lo confesso.
E' assurdo sai?
Ti cerco mentre duemila "te"
mi girano intorno, mi parlano
e io non le sento
o forse sono sordo.
Le guardo e forse non le vedo.
Sarei fortunato ad averti qui,
ma non posso piangerti all'infinito,
morire qui per te.



Io lo so
come sei.

Mi fai male,
prima ferisci e scappi,
poi torni di nuovo.
Tu forse ti diverti,
io invece poco,
ma in fondo a te ci credo.
E se riuscissi a trattare me
come poi tratti l'idea di me...
Io voglio rispetto,
è un mio diritto.


Il confine tra i miei sentimenti è così sottile
che tu riesci ad uscire e a entrare.
E non capisco se
ti odio o sono innamorato di te.




giovedì 5 gennaio 2012

Bis zum ende!

Da piccolo, quando cominciavo a costruirmi pian piano una personalità, ero quasi spaventato dalle scelte difficili che la vita mi avrebbe prima o poi obbligato ad affrontare.
Ero impaurito dalla passione.
Aborrivo la violenza in ogni sua forma e manifestazione.
Non amavo l'espressione "ad ogni costo".
Mi faceva paura l'idea della morte.
Evitavo i rischi.
Mi piaceva la tranquillità,
i tessuti morbidi,
i coltelli che non tagliavano,
le tovaglie colorate.

Non so poi cosa mi sia successo.
Ho cominciato ad accettare la violenza e a farmela piacere.
La morte può solo essere una dolce compagna con cui scherzare.
La passione mi ha quasi travolto.
Ho familiarizzato coi rischi.
Ho imparato ad affilare i coltelli.
Mi vedo bene quasi sempre con le tinte scure.
Vivo come se ogni volta fosse l'ultima occasione, come se il mondo finisse domani.
E cerco sempre con ostinazione di raggiungere i miei obiettivi indipendentemente dalla loro natura e, soprattutto, a qualsiasi costo.
La vittoria è indubbiamente più gustosa quando l'alternativa è il crollo, ma sto eccedendo.
E forse me ne accorgerò un giorno, se qualcuno riuscirà a disarcionarmi.
Ma deve prima riuscirci...

martedì 3 gennaio 2012

Aiutatemi a capire...



...perché con le circa 30.000 testate nucleari presenti in tutto il mondo le uniche pericolose sono quelle che l'Iran potrebbe un giorno essere in grado di costruire?

giovedì 29 dicembre 2011

Il sole sa splendere anche d'inverno


Ascoltare la sua voce...cercando di coglierne ogni prezioso dettaglio.
Accarezzarle l'addome con dolcezza, col mento appoggiato sulla sua spalla destra, osservando il suo dolce profilo rilassarsi.
Forse cercava proprio me, ma come posso saperlo?
E' caduta dal cielo nel bel mezzo del mio lasciarmi andare, proprio quando ero sul punto di crollare, di buttare giù tutti i miei sogni per vivere alla giornata.
Ero come un gattino smarrito per strada...e Lei mi ha raccolto senza chiedermi nulla.
Cosa avrò mai fatto per meritarmela?
Ogni giorno mi fa sognare ad occhi aperti.
E ogni notte la immagino accanto a me.
Baciarla è come accostare l'inferno al paradiso.
Il tempo accelera mentre assaporo le sue morbide labbra.
Attimi che vorrei fossero infiniti.
Ma solo Lei lo è.

venerdì 23 dicembre 2011

Ti scatterò una foto


Ricorderò e comunque anche se non vorrai.
Ti sposerò perché non te l' ho detto mai.
Come fa male cercare, trovarti poco dopo.
E nell'ansia che ti perdo, ti scatterò una foto…
Ti scatterò una foto…

Ricorderò e comunque so che non vorrai.
Ti chiamerò perché tanto non risponderai.
Come fa ridere adesso pensarti come un gioco...
E capendo che ti ho perso, ti scatto un'altra foto...

Perché...piccola potresti andartene dalle mie mani.
Ed i giorni da prima lontani saranno anni.

E ti scorderai di me,
quando piove i profili e le case ricordano te.
E sarà bellissimo,
perché gioia e dolore han lo stesso sapore con te.
Io vorrei soltanto che la notte ora velocemente andasse
e tutto ciò che hai di me di colpo non tornasse.
E voglio amore e tutte le attenzioni che sai dare
e voglio indifferenza semmai mi vorrai ferire.

E riconobbi il tuo sguardo in quello di un passante,
ma pure avendoti qui ti sentirei distante.
Cosa può significare sentirsi piccolo,
quando sei il più grande sogno il più grande incubo.

Siamo figli di mondi diversi e una sola memoria
che cancella e disegna distratta la stessa storia.

E ti scorderai di me
Quando piove i profili e le case ricordano te.
E sarà bellissimo,
perché gioia e dolore han lo stesso sapore con te.
Io vorrei soltanto che la notte ora velocemente andasse
e tutto ciò che hai di me di colpo non tornasse.
E voglio amore e tutte le attenzioni che sai dare
e voglio indifferenza semmai mi vorrai ferire.

Non basta più il ricordo,
ora voglio il tuo ritorno…
E sarà bellissimo,
e perché gioia e dolore han lo stesso sapore,
lo stesso sapore con te.
Io vorrei soltanto che la notte ora velocemente andasse
e tutto ciò che hai di me di colpo non tornasse.
E voglio amore e tutte le attenzioni che sai dare
e voglio indifferenza semmai mi vorrai ferire.
E voglio indifferenza semmai mi vorrai ferire…

martedì 20 dicembre 2011